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Polizia per i sindaci...indulto per i rei
I sindaci protagonisti della sicurezza delle città, anzi, i sindaci interpreti della richiesta di sicurezza da parte dei cittadini.
Questa nuova situazione che si va delineando negli ultimi mesi, trae sostanzialmente origine da due elementi, ovvero da un lato il ruolo assunto dagli amministratori dei comuni con l'elezione diretta e dall'altro la sempre più esplicita bocciatura che gli italiani indirizzano alle politiche nazionali relative la protezione interna del Paese: è un dato obiettivo che nel nostro Paese si percepisca un basso livello di sicurezza nella vita e nelle attività quotidiane.
Succede quindi che l'aumento del malumore manifestato dai cittadini si tramuti in proteste riversate proprio sul sindaco perché a lui si possono chiedere risposte concrete vista la possibilità di censurarne o premiarne la condotta col responso elettorale.
Ecco allora che i primi cittadini escono allo scoperto e, dopo aver sfruttato al massimo le potenzialità della polizia locale, si incaricano di interpretare il bisogno di protezione delle comunità che rappresentano: nel Nord-Est alcuni capeggiano provocatoriamente le ronde, nelle grandi città si dichiarano in emergenza e da Milano addirittura il Municipio lancia una sfida al Viminale pretendendo l'invio di rinforzi per le Polizie nazionali e capeggiando proteste di piazza.
Sullo sfondo i tantissimi comitati che nascono spontaneamente per cercare di arginare il degrado di una via, un quartiere, un paese intero martoriato dai furti o da scippi, magari pure dalle aggressioni e dallo spaccio di stupefacenti.
In tutto questo appare chiaramente indiscutibile che vivere sicuri è ritenuto un vero e proprio diritto, o comunque una priorità sentita e dichiarata dalla maggioranza delle persone, esasperate dalla valanga di reati che minacciano il patrimonio e attentano l'incolumità.
Una conferma viene anche dalla lista delle doglianze, sempre la stessa negli ultimi anni, che prima veniva compilata da esperti e addetti del settore ed oggi viene facilmente snocciolata pressoché da chiunque: mancanza di certezza della pena, leggi penali blande, immigrazione senza filtri per fermare le mafie straniere, scarsi finanziamenti alle Forze di Polizie, sono tutti concetti entrati prepotentemente nel pensiero e nelle discussioni delle persone comuni.
Anche le proteste degli operatori, i poliziotti spazientiti ed amareggiati per la penuria di risorse e di finanziamenti messi a disposizione per la loro attività, sono ormai abbondantemente "superati" dalla concreta esasperazione che larghe fette della cittadinanza manifesta in ordine alla poca efficacia dell'apparato di prevenzione e repressione dei reati.
Ci sarebbero quindi tutti i presupposti e gli elementi per dare finalmente impulso ad una seria e convinta politica in favore della legalità e della sicurezza.
E invece ci ritroviamo a dolerci per uno sconsiderato e deleterio provvedimento di indulto che ha vanificato anni ed anni di attività delle Forze dell'Ordine pregiudicando, al contempo, anche quella delle stagioni a venire, e poi una Finanziaria che chiude ancor di più i rubinetti che dovrebbero far fluire ossigeno al settore.
Evidentemente la presa di posizione dei sindaci non basta, l'inizio del coinvolgimento delle stesse istituzioni pubbliche non è sufficiente a convincere il Governo della grande importanza che riveste per tutti il contrasto al crimine, anche spicciolo. Ma è davvero difficile pensare cosa debba accadere per smuoverlo, a che livello debbano crescere il disagio e la scontentezza per vedere finalmente qualche buona novità.
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