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Banco Popolare: Carlo Fratta Pasin i studia una fusione con Ubibanca. I rumors di Affaritalia
di Redazione Web (del 20/06/2008 @ 18:09:27, Sezione Cronaca)
Nel polveroso mondo del credito popolare italiano il "vento nuovo" portato da Mario Draghi ai vertici di Banca d'Italia finora è circolato poco; secondo voci raccolte da Affari, tuttavia, a breve potrebbe prendere le mosse un'operazione destinata a cambiare il volto del settore, con la nascita del terzo maggiore polo bancario italiano. Banco Popolare e Ubi Banca, infatti, avrebbero da qualche tempo avviato dei colloqui attorno all'ipotesi di giungere ad una fusione "alla pari" (sulla base delle attuali capitalizzazioni ai soci Ubi Banca andrebbe il 56,8% del capitale post fusione, ma la concessione di un premio agli azionisti Banco Popolare potrebbe avvicinare le percentuali di molto) che consentirebbe di dar vita ad un gruppo da quasi 17 miliardi di capitalizzazione, il doppio della capitalizzazione di Banca Popolare di Milano, attuale numero due del settore dopo Ubi Banca e prima di Banco Popolare. Come si dice in questi casi le trattative sarebbero ancora in quella fase in cui falliscono la maggior parte dei progetti, e dunque è ancora presto per pensare ad eventuali concambi (immaginando un premio per gli azionisti di Banco Popolare concesso da parte dei soci di Ubi Banca attorno al 15% sulle attuali quotazioni si potrebbe arrivare attorno alle 0,875 azioni Ubi Banca per ogni azione Banco Popolare), ma in questo caso da Via Nazionale sarebbe già giunto la "benedizione" ufficiosa del Governatore, che vedrebbe realizzato in questo modo un vecchio pallino del suo predecessore, Antonio Fazio, la nascita del polo del Credito Popolare Italiano (questo uno dei nomi circolati in questi anni) a cui in un secondo tempo potrebbero unirsi ulteriori soggetti tra i quali Bpm, Popolare Vicentina e Bper (che nonostante vari tentativi non son riusciti negli ultimi anni a trovare un accordo tra loro per dar vita ad un polo analogo). Tra il dire e il fare resta di mezzo il problema del voto capitario, del limite al possesso azionario e ingenerale della scarsa attrattività per il mercato e per gli operatori internazionali di un modello di governance che attualmente garantisce a sindacati e maggiorenti locali un potere di veto pressoché insuperabile nelle decisioni strategiche di ogni istituto popolare. Per questo il Governatore avrebbe ripreso a caldeggiare una preventiva de popolarizzazione dei soggetti interessati, con l'adozione della forma giuridica della società per azioni, in grado di consentire un domani alleanze transnazionali che una finanza sempre più globalizzata richiede ogni giorno di più.

 

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