Arca di Mastino II, trovata una nuova camera sepolcrale

Una camera sepolcrale sottostante l’Arca di Mastino II, in cui sono custoditi numerosi reperti ossei riconducibili, probabilmente, alla Signoria Scaligera. E’ questa la principale novità messa in luce dalla recente indagine scientifica digitale effettuata sull’Arca di Mastino II, appartenente alle Arche Scaligere, il monumentale complesso funerario della famiglia Della Scala.

Il rilievo tridimensionale dell’arca, utile alla progettazione dell’intervento di restauro del monumento, è stato donato oggi al Comune dal Rotary Club Verona. Lo studio digitale, con mappa del degrado dell’Arca funebre, è stato realizzato dal Dipartimento di Ingegneria civile e architettura dell’Università (DICAr) di Pavia, proprio su commissione del Rotary Club Verona.

L’indagine dell’Università di Pavia, operata con strumentazione tecnologica all’avanguardia, ha consentito di mettere a disposizione del Comune la pianta e un rilievo tridimensionale dell’Arca, con caratteristiche di grande precisione, che hanno portato alla luce anche aspetti ancora poco conosciuti dell’imponente struttura funeraria. Tra questi, la camera sepolcrale sottostante l’Arca di Mastino II, in cui sono stati individuati numerosi reperti ossei, probabilmente riconducibili alla Signoria Scaligera. Una scoperta su cui sarà avviata, da parte degli archeologi della Soprintendenza, una verifica archeo-antropologica specifica.

La ricca documentazione, consegnata sia in formato cartaceo che digitale, permetterà al Comune di procedere alla realizzazione di un ampio progetto di restauro architettonico della tomba. L’intervento sarà curato della Direzione Edilizia Monumentale e della Direzione Musei del Comune di Verona, in accordo con la Soprintendenza Archeologia, Belle Arti, Paesaggio per le province di Verona, Rovigo e Vicenza.

“Il rilievo architettonico completo sull’Arca di Mastino II, finalizzato alla predisposizione del progetto di restauro – spiega l’assessore Toffali – è stato effettuato nei mesi scorsi dall’università di Pavia, portando alla luce interessanti novità sul monumento. La camera sepolcrale sottostante, in cui sono visibili numerosi reperti ossei, sarà oggetto di una più approfondita analisi da parte degli archeologi della Soprintendenza. Un risultato davvero sorprendente, una sorpresa di Pasqua che non ci aspettavamo e di cui non possiamo che ringraziare il club Rotary di Verona”.

“Un risultato frutto di un’ampia collaborazione fra istituzioni e competenze diverse – sottolinea il Soprintende Tinè –. E’ la conclusione della prima fase di studio di un generale progetto di intervento per la sistemazione dell’importante monumento funerario di Mastino II. E’ stata data visibilità a nuovi aspetti dell’Arca, che saranno oggetto di analisi da parte degli archeologi della Sovrintendenza. Oltre a raccogliere questa splendida documentazione di analisi digitale, infatti, la Soprintendenza si occuperà di verificare, capire e guidare il successivo intervento di recupero”.

Arche Scaligere. Poste accanto alla Chiesa di Santa Maria Antica, custodiscono le spoglie della famiglia della Scala e sono tra le mete immancabili per chi visita Verona. Il primo della Dinastia a scegliere questo luogo per la sua sepoltura fu Mastino I della Scala, morto nel 1277. Del suo monumento funebre rimane oggi il solo sarcofago. Agli inizi del ‘300 trovarono poi sepoltura Alberto I (morto nel 1301), Bartolomeo I (1304) e Alboino (1311). I loro semplici sepolcri sono allineati al muro esterno della chiesa. Nel 1329 morì Cangrande I della Scala e il suo monumento funebre venne posto sopra il portale della chiesa stessa.
Mastino II, successore di Cangrande della Scala, portò la Signoria scaligera all’apice della sua potenza: il suo dominio si estese su gran parte del Veneto, Brescia, Parma e Lucca. Ciò ebbe riflessi anche sul cimitero di famiglia, il cui completo rinnovo fu affidato al “Maestro delle Arche Scaligere” e portò all’aspetto che ancora oggi presenta. All’interno di un recinto ornato da statue, i lapicidi e gli scultori rinnovarono l’arca di Cangrande e innalzarono il monumento funebre dello stesso Mastino II, oggetto della campagna di studi.

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