Citrobacter: anche l’ex DG dell’ospedale di Verona Cobello fra i sette indagati

Sono sette gli iscritti nel registro degli indagati dalla Procura della Repubblica di Verona nell’inchiesta sull’infezione da Citrobacter all’Ospedale della Mamma e del bambino. Il caso era scoppiato l’anno scorso quando grazie alla denuncia di Francesca Frezza, madre di una bambina colpita da batterio e morta successivamente all’Ospedale Gaslini di Genova, emerse l’esistenza di un’infezione a causa della quale 89 neonati sarebbero stati infettati dal batterio che provocò anche 4 morti, mentre una decina avrebbero riportato danni gravissimi. Dalla relazione degli ispettori della Regione Veneto l’infezione dipendeva dall’acqua contaminata di un rubinetto dal quale veniva raccolta per preparare il latte in polvere da dare ai neonati. Il citrobacter girava dal 2018, ma solo a giugno 2020 il reparto viene chiuso e fu riaperto solo dopo la decontaminazione.

Le ipotesi di reato sono: omicidio colposo, lesioni colpose gravi e gravissime in ambito sanitario.

Gli indagati sono l’allora  Direttore Generale dell’Azienda Ospedaliera Univesitaria Integrata di Verona Francesco Cobello, il Direttore Sanitario Chiara Bovo, il primario di Pediatria Paolo Biban, la direttrice del reparto di Malattie Infettive Evelina Tacconelli, il direttore medico dell’Ospedale Giovanna Ghirlanda, Giuliana Lo Cascio ex primaria facente funzioni del reparto di Microbiologia e Virologia e Stefano Tardivo, risk manager della struttura ospedaliera.

La procuratrice di Verona, Angela Barbaglio ha dichiarato all’Agenzia Adnkronos: “L’indagine vuole verificare se la condotta dei sette indagati sia stata corretta o abbia potuto causare le morti e i danni subiti dai neonati. L’indagine parte dalla relazione presentata dalla Commissione regionale d’inchiesta, nel 2020, che però ha fatto un quadro generale della vicenda. A breve la Procura nominerà i suoi consulenti per analizzare nello specifico tutti gli aspetti, medico-legali tecnici e organizzativi, nel contempo, l’iscrizione nel registro degli indagati permetterà agli indagati di nominare i loro consulenti di parte”.

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