Elezioni 2024: le difficoltà economiche fanno crescere le astensioni mentre l’autonomia alimenta la rincorsa del campo largo

Prosegue l’analisi del voto delle ultime Europee ed Amministrative contraddistinte dalla più alta astensione nella storia elettorale repubblicana. Il Radar SWG pone l’accento sulle caratteristiche “economiche” dell’area del non-voto che è contraddistinta da un forte disagio.

Non vota maggiormente chi ritiene la propria posizione finanziaria a rischio, non sufficientemente sostenuta da un salario in linea con l’incremento del costo della vita. Chi si considera “agiato” partecipa più volentieri alla vita pubblica. In fondo, questo è comprensibile. Ma alle difficoltà economiche si uniscono anche sensazioni negative sullo stato di salute dell’intero Paese e la sensazione di essere “bloccato” nella propria posizione.

Questo blocco di scontenti, insoddisfatti e pessimisti non trova nell’offerta politica attuale non soltanto risposte, ma neppure una “cornice ideologica”: un astenuto su due non si colloca politicamente in alcuno dei partiti e movimenti italiani. A riprova, quando la cornice “ideologica” è forte l’area dell’astensione si contrae: avviene nel centrodestra, che tocca il suo minimo degli ultimi sei anni. E non è un caso se al centro, la guerra Renzi-Calenda ha fatto perdere un 10% di elettori che hanno preferito stare a casa come risposta alla delusione.

Ultimo dato, l’andamento dei consensi ai singoli partiti. La campagna anti-autonomia ha portato un leggero vantaggio all’area del centrosinistra, il campo largo che si è formato è cresciuto infatti dello 0,6%. E siamo soltanto all’inizio di una campagna referendaria che conoscerà toni sempre più alti sin dalla ripresa autunnale.

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