Fiera di Parma abbandona Verona e va con Milano. E scoppia la polemica politica

Fiera Milano – società quotata alla Borsa di cui vedete l’andamento dell’azione nel grafico – conferma che sono “in corso una serie di approfondite analisi da parte del management e di advisor, per configurare una ipotesi di partnership tra la società e Fiere di Parma“. Lo si legge in una nota del gruppo dopo le indiscrezioni uscite sulla stampa nei giorni scorsi. Allo studio un ingresso nel capitale e un progetto di gestione coordinata degli eventi nel settore alimentare (tra cui TuttoFood e Cibus), anche se poi gli accordi potrebbero riguardare iniziative anche nei settori del turismo, florovivaismo, food processing e meccanica, secondo quanto si legge sulla stampa locale.

Fiera Milano precisa che “allo stato attuale la potenziale operazione non è ancora stata oggetto di delibera approvativa da parte degli organi delle rispettive società in quanto sono ancora in corso le opportune verifiche circa la fattibilità della stessa” e che “continuerà a monitorare l’informazione e se ne darà comunicazione secondo le norme applicabili”. L’accordo con Milano, quindi, annullerebbe la VPE (Verona Parma Exhibitions) la società creata da Veronafiere e Fiere di Parma nel 2017 per sviluppare insieme il settore agricolo e agroalimentare  E non c’è soltanto il polo ad ovest: Fiera di Bologna sta realizzando con Slow Wine un salone dedicato al vino – Slow Wine Fair dal 27 al 29 marzo prossimi – che rappresenta il secondo assalto (dopo la Milano Wine Week) alla leadership scaligera sul vino.

Sull’argomento interviene Flavio Tosi, candidato sindaco alle prossime amministrative: «In questo scenario “Verona colpevolmente resta a guardare, perdendo un treno strategico per il futuro della città. Da tempo il management di Verona Fiere e alcuni soci, in primis Cariverona, hanno posto giustamente all’attenzione il tema delle alleanze, cruciale se si vuole restare competitivi in uno scenario sempre più globalizzato. Le alternative sono sempre state due, o costituire appunto un polo con Milano e Parma, o con Vicenza e il resto del sistema emiliano-romagnolo. È chiaro che adesso che Milano e Parma stanno trattando per conto loro, Verona rischia di essere tagliata fuori, o comunque di arrivare come terza e quindi confrontarsi in posizione di debolezza. E sappiamo cosa accade in casi del genere, vieni inglobato o spolpato da chi si è mosso prima».

Tosi cita, a mo’ di esempio, due casi: l’incorporazione di Cattolica in Generali e il patto leonino che regge l’aeroporto Catullo: due realtà finite in mano non scaligere in virtù di un grave deficit gestionale e strategico del management e dell’azionariato. La prima operazione, però, riguarda una società privata e quotata, ininfluente nei destini economici di Verona; dell’assenza di un aeroporto iniziamo a farne i conti ora; dell’eventuale gap strategico di VeronaFiere – par di capire – ce ne accorgeremo presto…

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