Generali pronta a tre anni in crescita però non scioglie il nodo Cattolica. Ma intanto a “buttarsi avanti” ci pensano gli agenti

(Stefano Tenedini) La contrapposizione tra gli azionisti di riferimento di Assicurazioni Generali non è ancora sfociata in una guerra aperta, ma sta crescendo di intensità. Caltagirone, Del Vecchio e CRT continuano a raccogliere quote e sono ormai una minoranza in grado di influenzare le decisioni del socio di maggioranza Mediobanca e del Ceo Philippe Donnet. Non a caso ieri il cda che ha varato il nuovo piano industriale valido fino al 2024 non si è espresso all’unanimità, con il no esplicito dello stesso Caltagirone. In questo tintinnare di lame sono andate deluse tutte le attese degli (ex) azionisti veronesi sul futuro di Cattolica. Donnet si è limitato infatti a confermare che si procederà con la fusione, senza precisare i tempi e modi, e ha inquadrato l’Opa in un quadro più generale: “Abbiamo creato nuovo valore tramite operazioni di M&A, e in particolare quella con Cattolica ha consolidato la nostra leadership in Italia”.

In ogni caso nel nuovo piano strategico illustrato questa mattina alla comunità finanziaria è precisato che i flussi di cassa disponibili nel triennio saranno oltre 8,5 miliardi, di cui una cifra tra 5,2 e 5,6 destinati ai soci come dividendi rispetto ai 4,5 miliardi dell’ultimo triennio. Altri 2,5-3 miliardi saranno poi da utilizzare per fusioni e acquisizioni, mentre la strategia prevede una crescita annua dell’utile per azione tra il 6 e l’8%, tenendo conto del potenziale apporto di Cattolica una volta inclusa, fanno notare alcuni analisti. “Il piano ci permetterà di fare un ulteriore salto di qualità”, ha rilevato Donnet, “e confermerà Generali gruppo innovativo focalizzato sui clienti e sull’utilizzo dei dati”. Per la crescita esterna l’obiettivo è consolidare la posizione di leadership nell’assicurativo in Europa e rafforzarsi in alcuni mercati asiatici. Nell’asset management Generali guarderà al mercato inglese e agli Stati Uniti.

Il mercato ha accolto il piano positivamente ma senza entusiasmo, certamente anche per effetto del confronto tra azionisti reso esplicito dal voto negativo di Caltagirone, vicepresidente vicario, e dell’assenza di Romolo Bardin, il rappresentante della Delfin di Del Vecchio. Per una valutazione più precisa del nuovo piano, di ampia visione ma ancora da implementare, analisti e investitori attenderanno di vedere almeno i primi effetti del progetto “Lifetime Partner 24: Driving Growth”. Un modello che si basa sul business assicurativo, sulla crescita nell’asset management e sugli investimenti in digitale e nuove tecnologie (1,1 miliardi, +60%). Inoltre Generali completerà l’integrazione dei criteri Esg negli investimenti sulle gestioni separate, ridurrà del 25% le emissioni di CO2 dal portafoglio di azioni e obbligazioni e aumenterà la componente di premi generati da prodotti a valenza sociale e ambientale del 5-7% medio annuo.

Philippe Donnet, Ceo di Generali
Leonardo Del Vecchio
Francesco Gaetano Caltagirone

Donnet ha comunque tenuto a precisare, senza entrare nel campo di ipotesi e illazioni legate alla composizione dell’azionariato, che “oggi Generali ha una solida posizione finanziaria e patrimoniale, linee di business diversificate generatrici di utile, una crescita costante e profittevole e una comprovata capacità di generare ritorni per gli azionisti che la colloca ai vertici del settore”. Guardando al futuro, il Group Ceo ha aggiunto: “Siamo pronti a costruire i prossimi tre anni a partire da questi risultati. La leadership nel settore assicurativo, le capacità nell’asset management che abbiamo sviluppato e consolidato internamente, la rete di 165 mila agenti digitalizzati e il nostro impegno crescente nel dare un contributo positivo in ambito sociale e ambientale dimostrano che Generali è nella posizione ideale per raggiungere una crescita sostenibile a beneficio di tutti gli stakeholder”.

Ma se nel risiko di Generali l’integrazione effettiva di Cattolica non è ancora all’ordine del giorno, c’è chi invece è già proiettato nella nuova dimensione di gruppo, a prescindere dai tempi lunghi di fusione, Opa residuale o squeeze out. Sono i componenti del Gruppo aziendale Agenti professionisti di Cattolica, che giorni fa hanno tenuto il congresso straordinario, con il presidente Danilo Battaglia in campo per definire le linee strategiche in vista del rinnovo dell’accordo integrativo aziendale. Significa che al di là dei cda e degli azionisti, il lato produttivo di Lungadige Cangrande (e di certo anche buona parte dei dipendenti) è già proiettato nella galassia Generali, per capire come tradurre in crescita sostenibile, premi e utili la mutazione genetica impensabile solo un anno fa.

A far accelerare i tempi agli agenti, tanto da organizzare l’assemblea sotto Natale, è l’urgenza con cui esaminare il rinnovo del patto e stabilire le nuove politiche di collaborazione dopo l’acquisizione da parte di Generali. Se da un lato Trieste conferma che il brand Cattolica è strategico e quindi deve restare, dall’altro gli agenti sono ben consapevoli che arriveranno radicali cambiamenti, ma anche che una parte delle agenzie potrebbe non rientrare nel modello di business di Generali. Oltre gli aspetti specifici del rapporto tra compagnia e agenzie, è da riconsiderare il modello stesso di relazioni con – e sul – territorio. Inseriti nell’orbita di Generali, per gli agenti Cattolica sta per avviarsi una stagione completamente diversa. E dopo le dichiarazioni rassicuranti in corso d’Opa, anche i clienti prima o poi saranno curiosi di sapere in concreto che cosa li attende in termini di relazioni e di servizi.

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