La riforma del ruolo del medico di famiglia in dirittura d’arrivo

Sta andando in porto l’accordo fra il Ministero della Salute e le Regioni per la riforma del ruolo del medico di famiglia. Queste le linee concordate. Domani dovrebbe esserci il via finale da parte della Conferenza dei Governatori. Poi partirà l’iter per la riforma complessiva da parte del Ministero. E’ saltata la proposta delle Regioni, avversata dai medici, di stabilire un rapporto dipendenza con i medici di medicina generale. Lo schema rimane quello del libero professionista convenzionato, che garantisce il rapporto fiduciario col paziente. Cambia però l’orario: 38 ore settimanali di cui 20 da svolgere  in ambulatorio e 18 in attività promosse dal Distretto, di cui almeno 6 nelle Case della Comunità. L’orario di apertura degli studi sarà così modulato in base al numero di assistiti: 5 ore fino a 500 assistiti; 10 ore tra 500 e 1.000 assistiti; 15 ore tra 1.000 e 1.500 assistiti. La retribuzione: il 70% sarà su base capitaria, il 30% sarà legato agli obiettivi definiti dal Distretto. Gli ambulatori i dovranno essere collegati in rete e saranno incentivate le aggregazioni tra professionisti secondo il modello delle AFT (aggregazioni funzionali territoriali).

Le Case della Comunità in origine avrebbero dovuto sostituire i singoli ambulatori e lì avrebbero dovuto esercitare più medici delle AFT. Come sempre avviene in Italia si è giunti a un compromesso. Gli ambulatori rimangono ma le Case di Comunità, dove ciascun medico dovrà prestare la propria opera per almeno 6 ore settimanali, saranno il luogo del coordinamento e riferimento per i “bisogni di salute” promuovendo e realizzando progetti cronicità e fragilità. Sono il punto di riferimento del lavoro fra medici di medicina generale, pediatri di libera scelta, specialisti e gli altri medici dipendenti dell’azienda sanitaria, infermieri e altre figure dell’integrazione sociosanitaria. Le AFT, ciascuna delle quali avrà un coordinatore, costituiscono il modello organizzativo di base in cui si svolgeranno tutte le attività dei Medici di medicina generale così che possano lavorare in gruppo con una base organizzativa di riferimento che è la Casa di Comunità. Gli studi dei medici di base e le sedi di riferimento delle AFT costituiranno le diramazioni (spoke) delle Case di comunità (hub). La Governance dell’organizzazione territoriale compete al Distretto. Le Regioni definiscono le priorità e gli “obiettivi da perseguire.

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