La squadra ucraina di Bmx a Verona, alla ricerca di un podio (e di un alloggio) per vincere l’orrore

(di Elisabetta Gallina) La storia che vi raccontiamo – qui il nostro video – è quella di Kristina e Volodymyr, sono i coach della nazionale ucraina di bmx, in questi giorni a Verona per l’European Cup che si svolgerà il 2 e 3 aprile all’Olymic Arena di Via Sogare. Parliamo in un mix tra italiano e inglese. Difficile dare spazio all’emozione pre-gara, ancora più difficile trattenere le lacrime al pensiero di quello che sta succedendo nella loro terra. Kristina e Volodymyr sono novelli sposi e da vari anni accompagnano i “riders” come si chiamano in gergo. Quelli che piroettano su due ruote in piste come queste. Per loro non è la prima volta a Verona, ma questa trasferta ha per loro il sapore amaro di una guerra che si sta consumando sulla pelle delle loro famiglie e di quelle dei cinque piccoli campioni che hanno in carico. A loro, infatti, spetta l’arduo compito non solo di allenatori ma ora anche di genitori adottivi di questi ragazzi che vanno dai 12 ai 17 anni. Ad oggi, le porte della loro patria sono chiuse, blindate, bombardate. A stento riescono a mantenere rapporti telefonici con tutti i nuclei familiari. Non possono più tornare a casa e non sanno nemmeno quando e se questo incubo finirà. Un carico psicologico ma anche economico poiché il Ministero dello sport ucraino, principale sostenitore di partecipazioni come queste, ha chiuso i rubinetti e ora, Kristina e Volodymyr stanno provvedendo di tasca loro a non far mancare nulla al loro piccolo, grande team. Continueranno a partecipare ad altre competizioni, in giro per l’Europa. Passo dopo passo questa coppia affronta, mano nella mano, le difficoltà che giorno dopo giorno si presentano sul loro percorso.

Kristina e Volodymyr, coach della nazionale ucraina di Bmx,

Alla domanda “come possiamo essere d’aiuto”, Kristina risponde con grande dignità e ci confida che quello che serve è una sistemazione, camere d’albergo o un appartamento, che possa ospitarli  – 7 persone in tutto – per un paio di settimane, fino al 15 aprile – il tempo del non-ritorno a casa – quando ripartiranno con il loro furgone alla volta del Belgio dove li attende un’altra pista da affrontare con orgoglio tinto di giallo e di  blu, i colori non solo di Verona ma anche della loro Ucraina.

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