L’aeroporto Catullo non può crescere: il limite se l’è dato “da solo” bloccandosi a 42mila voli

Una delle prime cause dell’affossamento dell’aeroporto di Verona è la riduzione della capacità ricettiva. Togliere a un aeroporto il movimento passeggeri è come togliere l’ossigeno ad una persona: muoiono entrambi asfissiati.

Appena è entrata nella gestione del Catullo SAVE ha lavorato per cambiare il piano di sviluppo precedente. Ha attuato un pesante ridimensionamento dello scalo e ha fatto approvare dalla Commissione Ambiente aeroportuale solo 42 mila movimenti l’anno per il lungo termine (2030) al posto degli 80 mila precedentemente sottoposti alla medesima Commissione. Movimenti che avrebbero garantito almeno 8/10 milioni di passeggeri l’anno, in linea con il potenziale del territorio del Garda, ovvero delle province di Verona, Mantova, Brescia, Trento allargato a Vicenza e Bolzano, una delle aree più ricche e produttive d’Europa. Ma a SAVE, che ha il proprio baricentro economico fra Venezia e Treviso che cosa interessa lo quest’area? Meno di niente. Perciò la strategia di ridimensionamento.

Da quasi 6 anni sia Verona che Brescia sono in attesa di sviluppo e di investimenti. L’unico progetto che s’è detto di voler realizzare è una versione rivista e contenuta del famoso progetto Romeo, datato 2012, che doveva essere operativo già nel 2015 ma che a tutt’oggi non è mai iniziato.

I veronesi devono domandare alle istituzioni che li rappresentano come mai dopo più di 6 anni la dirigenza del Catullo ha il coraggio di parlare di sviluppo quando lo scalo viene irrimediabilmente limitato nella crescita a 4.5 milioni di passeggeri all’anno con un potenziale del territorio di almeno 10 milioni di passeggeri nel medio termine? La strategia di ridimensionamento è evidente a chiunque. E poi vendere come “rilancio” il progetto Romeo, che altro non è che un restauro del terminal partenze esistente che, è bene ricordarlo, è costituito da una serie di capannoni industriali risalenti agli anni ’60 ha davvero sapore della presa in giro. Atro che rilancio! Il progetto Romeo è solo il minimo sindacale per la sopravvivenza dello scalo.

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