Lega e Tosi insieme? Il centrodestra rivive lo psicodramma Bolla

Nel cielo della politica veronese s’addensano nuvoloni neri, minacciosi. Sembrava tutto tranquillo a poco meno di un anno dalle elezioni comunali per rinnovo di Palazzo Barbieri. Il 5 giugno Salvini era venuto in città e aveva fatto motu proprio un edorsment a Sboarina ricandidandolo per i prossimi cinque anni. Poi però la settimana dopo, il 15 giugno, il sindaco in una conferenza stampa con la Meloni annunciava la sua adesione a FdI. Una scelta che era nell’aria da tempo, ma che non ha fatto piacere di sicuro alla Lega. Tanto meno a Salvini, che non ne sapeva nulla e che adesso pare ci sia rimasto molto male, anche per via del sorpasso in corso da parte della Meloni. Al punto che sembra stia succedendo quello che nessuno avrebbe pensato: il riavvicinamento di Tosi alla Lega, che peserebbe non poco sulle prospettive per il 2022. I giochi sembravano fatti: Sboarina candidato del centrodestra, appoggiato da FdI, Lega e forse, previa trattativa, Forza Italia. Tosi per conto suo. La sinistra con qualcuno, forse Tommasi, ma non è detto.

Invece l’entrata del sindaco nel partito della Meloni ha scombussolato tutto, creando fortissimi malumori in casa leghista, dove peraltro già non gode di particolari simpatie. Ma la conseguenza più pesante è il riavvicinamento Tosi-Salvini, che ci è stato confermato da due diverse fonti autorevoli. Riavvicinamento che troverebbe l’incipit proprio nell’incazzatura del leader leghista e che cambia completamente il quadro elettorale che potrebbe vedere al primo turno la Lega correre con Tosi, FdI con Sboarina e la sinistra con chi vuole lei. Senza contare le ripercussioni sulla base leghista quantomeno frastornata da un simile ribaltamento.

Risultato: centrodestra spaccato. Il che non fa presagire niente di buono. Prima di tutto perché sarebbe inevitabile il ballottaggio: nessuno supererebbe il 50%. Ma soprattutto perché poi al secondo turno non sarebbe facile ricomporre contrasti vecchi di anni e le inevitabili polemiche della campagna elettorale. E il ricordo di Bolla del 2002 è sempre lì.

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