Lega, non accettiamo diktat. Su Verona vogliamo il miglior candidato

La Lega conferma il suo “vigilare” attenta alle evoluzioni del quadro politico scaligero, puntando a trovare – in sede locale più che nazionale – la quadra per le prossime amministrative. Un confronto che, obbligatoriamente, si avrà però soltanto dopo le elezioni del presidente della Repubblica (che dovrà dire, banalmente, se il centrodestra resterà unito oppure imploderà). Quindi, per Verona il boccino verrà ripreso in mano a febbraio ben che vada, e sino ad allora nulla è deciso. E su chi si focalizzerà l’interesse della Lega? «Non diciamo un nome nostro, come non diciamo il nome di alcuno – sottolinea Lorenzo Fontana -, gli accordi bisogna farli almeno in due. Quello che è certo è che noi vogliamo il candidato “migliore” possibile, quello più amato e più rispettato dai Veronesi, quello che indipendentemente se sia civico o no, abbia le chance migliori. Perché gli elettori votano la persona più che il partito. E non possiamo permetterci più le esperienze recenti di Roma e Milano dove sono stati imposti candidati che non piacevano agli elettori».

Non si accettano forzature da Roma, dunque, sottolinea la Lega che oggi – coi suoi rappresentanti nelle istituzioni dal Comune all’Europarlamento – ha fatto il suo bilancio di un anno di lavoro ribadendo come la totalità dei dossier che hanno messo una pezza alle difficoltà recenti di Verona sia transitata e chiusa dai propri rappresentanti. «E’ la conferma che siamo sul territorio e che lavoriamo per il suo rilancio» spiega Nicolò Zavarise mentre Federico Bricolo fa l’elenco dei risultati raggiunti: «Parto dall’impegno per la Fondazione Arena, ai 25 milioni per la Fiera cui si aggiungerà una ulteriore tranche nella primavera prossima; ai fondi per gli aeroporti di cui beneficerà anche il Catullo e che saranno disponibili nel prossimo marzo; al lavoro di Vania Valbusa e Paolo Paternoster sulla finanziaria e sulle infrastrutture che ha portato a risorse per il collettore del Garda, al casello della A4 di Castelnuovo del Garda; al lavoro di Elisa De Berti con 50 milioni stanziati per la statale 12, al progetto suo e dei nostri rappresentanti a Venezia per il nuovo collegamento ferroviario Verona-Catullo-lago di Garda. Aggiungo l’impegno di Enrico Corsi per il Museo del Vino, chiave per consolidare il ruolo di Verona nell’agroalimentare. Un grande impegno che deriva dal nostro essere partito di governo a Verona, a Venezia, a Roma con le responsabilità e le difficoltà che ne derivano. Ma noi vogliamo essere utili a Verona e non possiamo che farlo stando dentro ai governi. Mi rendo conto che è più facile stare fuori e criticare, come fa Fratelli d’Italia, ma soltanto così si ottengono risultati».

Risultati anche clamorosi se scatterà, grazie al lavoro dell’europarlamentare del collegio scaligero, Paolo Borchia, la procedura d’infrazione europea contro l’Austria per i blocchi arbitrari posti alla circolazione sul Brennero che generano costi e disagi al sistema manufatturiero veronese e italiano e che rappresentano una flagrante violazione del diritto comunitario alla livera circolazione delle persone e delle merci. Borchia, che ha appena incassato anche lo stop europeo alle normative sul blocco delle compravendite delle abitazioni energivore, preannuncia battaglia anche sul fronte energetico dove la politica di Bruxelles sulla decarbonizzazione ha contribuito all’incremento del 310% del costo del gas naturale che importiamo dalla Russia.

Resta la partita delle amministrative. Lorenzo Fontana sottolinea: «La partita slitta a dopo le presidenziali. I punti di partenza sono distanti e la partita non è semplice. Tocca però ai dirigenti lo locali fare una sintesi e trovare la migliore soluzione per Verona. Non è detto che ci si riesca, ma noi ci proviamo per davvero».

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