L’elettore di centrodestra non è scomparso, ha mandato un segnale. Forte e chiaro

(di Bulldog) Il voto ha detto chiaramente che l’elettore di centrodestra c’è ancora ed è disposto a votare quando i suoi rappresentanti  fanno il loro mestiere: ovvero essere i portavoce dell’Italia che lavora, che non vuole il reddito di  cittadinanza, che risparmia, che fa volontariato nel tempo libero, che si commuove quando vede un cappello d’alpino, che rispetta la legge e non sopporta chi la legge non la rispetta. Quindi, l’elettore di centrodestra ha votato convintamente il sindaco triestino di centrodestra  Roberto Dipiazza perché ha tenuto unita la sua comunità in pandemia e perché non ha ceduto d’un passo davanti all’accozzaglia no-vax, no- tampax, no-lex che ha cercato di bloccare il porto giuliano. L’elettore di centrodestra ha pianto davanti al televisore vedendo i camion militari zeppi di bare a Bergamo e si è stretto nei giorni più duri attorno al proprio governo anche quando questo non era del suo colore politico e, anzi, ne era proprio distantissimo. L’elettore di centrodestra sta con le forze dell’ordine e non ha amato che il Tricolore sia stato usato dai teppisti che hanno assaltato i poliziotti messi a difesa della comunità. L’elettore di centrodestra vuole “mamma” e “papà” e non “genitore uno” e “genitore due”.

L’elettore di Centrodestra non vuole che la ripresa economica venga stoppata da quattro scalmanati – l’unica manifestazione che ricorda con affetto è la marcia dei 40mila di Torino che fermò il blocco della Fiat – ; non vuole tornare di nuovo ad essere bloccato chiuso in casa per una ripresa della pandemia; non vuole l’Italexit dall’Europa dato che ha figli e nipoti in giro per l’Unione a studiare e a lavorare e sa che l’Europa è stato l’unico motore di rinnovamento vero di un’Italia bloccata da camarille, sindacati e nepotismi. Eppoi, basta guardare in tivù cosa accade dalle parti di Londra… no, BoJo non è un idolo per questo elettore.

Non lo è neppure Orban o il leader polacco di cui nessuno conosce il nome…lo è molto di più Angela Merkel che ha incarnato  lo spirito di un neoconservatorismo vincente anche quando ha perso le elezioni, e che ha saputo difendere i suoi interessi nazionali. L’elettore di centrodestra non crede più a fascismo e comunismo, li ha pesati col metro della storia e trova insopportabile tutta la retorica distribuita a piene mani da chi vuole riportare l’Italia indietro di settant’anni, alla guerra civile.

Quindi, sì: l’elettore di centrodestra sente Draghi “suo” perché non parla del passato e perché ha la competenza ed il prestigio per  risolvere i problemi concreti.

Il resto è rumore di fondo, presenze naif, folklore buono quando ci si trova al bar. Il voto è un’altra cosa. L’elettore di centrodestra voterà sempre l’amministratore che tiene unita la comunità, che in pandemia e nelle emergenze è rimasto al suo posto, che ha messo il benessere collettivo davanti alle paranoie di una minoranza, che ha fatto scelte per il futuro e che punta alla crescita non alla decrescita. Men che meno,  al regolamento dei conti ogni volta che un’amministrazione cambia casacca o colore. Che ha lavorato per la sicurezza.

Ora, i leader del centrodestra possono continuare ad ammiccare a no-vax, no-tampax, no-lex; possono accusare Draghi di essere un nazista e l’Europa una zoccola del Nord-Europa. Possono cercare di perdere anche le amministrative del 2022 e le politiche del 2023. Oppure, possono provare a copiare Angela: scrivere un’agenda credibile per il Paese, uniti, premiando chi ha fatto e allontanando chi ha distrutto.

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