Lo scempio dei platani della Statale 11. Indietro di qualche secolo.

La Repubblica di Venezia quando estendeva il suo dominio terrestre fino a Bergamo – per mare dominava fino a Cipro- aveva pensato bene di rendere più confortevole per i viaggiatori il percorso fra la Serenissima ed il suo confine occidentale. La strada era l’antica via Gallica, che per gli antichi Romani collegava Grado a Torino, e che oggi chiamiamo Padana Superiore o Statale 11 o Provinciale 11.  Una strada che fa parte del corridoio est-ovest, completato dall’Autostrada A4 Milano-Venezia, dalla ferrovia convenzionale e adesso dalla TAV. Una delle vie di comunicazione più frequentate perché collega i centri dell’area più produttiva dell’intera Italia.

Era una via importante anche ai tempi della Serenissima. Gli ingegneri di allora che la costruirono ebbero l’accortezza di piantare migliaia di platani ai bordi della strada. Non solo per delimitarla meglio – allora non esisteva né la segnaletica verticale né quella orizzontale- ma soprattutto per risolvere un problema che si presentava a coloro che la percorrevano. Nel primo mattino quei viaggiatori che la percorrevano da occidente ad oriente avevano il sole in faccia e lo stesso capitava a quelli che nelle ore del tramonto viaggiavano in senso contrario. Ciò costituiva, oltre che un pericolo, un grosso fastidio. Ecco allora che i platani con le loro fronde ombreggiavano la carreggiata e permettevano a chi viaggiava una migliore visione ed un viaggio più comodo. Fino a qualche anno fa chi, specie d’estate, percorreva la Verona-Peschiera e viceversa guidava sotto un tunnel verde formato dai rami dei platani di entrambi lati della carreggiata che s’incontravano: uno spettacolo. E mai col sole in faccia che è spesso causa di incidenti. Poi è arrivato lo scempio. Con una scusa o con l’altra, con regolamenti e leggi alla mano, sono stati tagliati alberi un po’ dappertutto. Chi guida adesso ha il sole in faccia. Ma soprattutto è stato distrutto un monumento dell’interazione dell’uomo con la natura. Alla faccia della transizione ecologica.

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