Parcheggi e cemento, Verona non respira nella bolla di calore che si è costruita attorno. E’ ora di cambiare rotta

(di Michele Bertucco) Le enormi distese di cemento nei parcheggi pubblici e privati senza alberi che costellano Verona sono uno scandalo non più accettabile al tempo del cambiamento climatico. Vere e proprie fornaci roventi d’estate, aumentano enormemente l’effetto “isola di calore”, con disagi seri per i cittadini. Al contrario, in caso di forti piogge, aumentano i rischi di allagamenti scaricando direttamente le acque nel reticolo fognario invece che permettere l’assorbimento nel terreno. Anche tra i parcheggi originariamente progettati come “alberati” quasi sempre il paesaggio reale, dopo anni dalla realizzazione, è quello di piazzali desolati con poche piante rachitiche e sofferenti, perché nel tempo non sono stati adeguatamente gestiti.

Le città come Verona sono soggette al fenomeno denominato «isola di calore urbana», una delle conseguenze più evidenti della diffusione delle aree cementificate, dell’alto numero di superfici asfaltate rispetto alle aree verdi, e delle emissioni di autoveicoli, impianti industriali e sistemi di riscaldamento e raffrescamento. L’asfalto delle strade e dei parcheggi, e i rivestimenti degli edifici hanno una conducibilità termica e un calore specifico diversi da quelli delle aree rurali, quindi, ricoprendo ormai gran parte delle superfici urbane, contribuiscono in maniera determinante a rallentare il passaggio dell’acqua dal terreno all’aria (evapotraspirazione), a far diminuire il processo di assorbimento del calore dall’ambiente e a creare una sensibile variazione della temperatura. I centri urbani sono più caldi da 3°C a 11°C rispetto ai centri rurali. L’impermeabilizzazione del suolo inibisce parzialmente o totalmente la sua possibilità di esplicare le proprie funzioni naturali, compromettendone anche il suo ruolo di regolazione dell’ecosistema e di preservazione della biodiversità, oltre che accrescere il rischio di inondazioni, di frane, e contribuisce alla scarsità idrica e, come detto, al riscaldamento globale. Al contrario, le aree verdi nel tessuto urbano fungono da “pozza fredda” perché convogliano i flussi d’aria alla superficie migliorando il rimescolamento atmosferico superficiale. La consapevolezza che il suolo è una risorsa tanto essenziale quanto limitata e non rinnovabile, impone che le trasformazioni urbane siano rivolte prioritariamente alla città esistente e alle sue tante aree cementificate o asfaltate che possono essere ripensate, nel rispetto dei principi di sostenibilità ambientale e di adattamento ai cambiamenti climatici.

Per fare questo, è necessario restituire a Verona nuovi spazi verdi e permeabili, e trasformare i suoli urbani per renderli adatti ad ospitare prati, arbusti e alberi.

Fra le soluzioni che abbiamo individuato vale la pena ricordare: la possibilità di desigillare le aree completamente impermeabili, intervenire con piantumazioni mirate di alberi per ripristinare e favorire la biodiversità, oppure installare impianti fotovoltaici che producono energia rinnovabile.

Nella diffusione della tecnologia del fotovoltaico, dunque, i parcheggi rappresentano luoghi strategici per grandi installazioni e sarebbe utile quindi che il comune di Verona avviasse procedure per censire le aree più adatte.

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