Perchè lo Stato non deve aiutare oggi chi ha comprato ieri casa col tasso variabile: le scommesse perdute, infatti, si pagano

(di Bulldog) Il rialzo dei tassi d’interesse – cosa attesa e facilmente prevedibile dopo una lunghissima stagione di tassi a zero o negativi – ha riportato a galla il legame malato fra lo Stato italiano e i suoi cittadini che sono sempre pronti a correre sotto le sottane di Roma (ah, Roma ladrona!) per farsi condonare i propri errori marchiani. L’ultimo esempio – ma basta guardare l’elenco dei benefici fiscali per capire quanto siamo questa pratica sia diffusa – è l’assurda lamentazione sui mutui immobiliari in rialzo per la crescita dei tassi base.

Ora, il mutuo è un contratto fra uno che non ha i soldi ma vuole comprare un immobile (certo del suo incremento di valore nel tempo) e chi, istituzionalmente, presta i denari a fronte di una garanzia. Al momento della sottoscrizione di un mutuo immobiliare (quindi per sua natura quasi sempre a medio o lungo termine) bisogna scegliere quale tipologia di tasso di interesse si intende adottare (ed è l’unico caso in cui un cliente può scegliere il prezzo di un bene che compra…): tasso fisso (nel qual caso il debitore scommette su una crescita a lungo termine dei tassi); tasso variabile (scommessa opposta, nel tempo i tassi scenderanno); variabile con cap (scommessa sì, ma se le cose vanno male metto un limite al costo dell’operazione).

Orbene, negli anni passati – col costo del denaro a zero o persino negativo – moltissimi hanno optato per il tasso fisso certi che, come sempre accade, l’effetto pendolo si sarebbe ripresentato e che l’epoca della cuccagna prima o poi sarebbe finita. Questi investitori hanno pagato un prezzo più alto per il tasso fisso rispetto al poco niente attribuito ai mutui a tasso variabile, tecnicamente più facilmente gestibili per le banche dato che ribaltano interamente sul debitore l’eventuale costo aggiuntivo dal rialzo dei tassi. Insomma, è stata una scommessa: pago poco ora certo che pagherò sempre poco oppure pago oggi un po’ di più, ma sono al riparo di tanti fattori, inflazione in primis.

Nessuno è stato forzato nella scelta. E ora che c’è da pagare quella scommessa sbagliata, gli Italiani (guai a studiare un po’ di economia, non sia mai…) corrono sotto le ampie gonne di Giorgia Meloni in un’orgia populistica nella quale il popolo che sbaglia va sempre sostenuto. E via subito promesse di intervento sulle banche, a carico del debito pubblico, come sempre avviene in questa Repubblica delle banane: chiagni e fotti anche quando si opera sul proprio interesse personale.

Invece no, col cazzo che sosterrete incauti e scommettitori farlocchi coi miei soldi! Avete scommesso? avete sbagliato previsione? Avete guadagnato sino ad oggi, ma adesso ne pagate il fio. Non ce la fate, vendete casa ed azzerate i vostri debiti oppure allungate la scadenza del vostro mutuo. . In ogni caso, ve la vedete voi col vostro banchiere. Cosa c’entra in un contratto fra privati lo Stato (che già paga una buona parte degli interessi sulle prime case)?

Si dirà, sono voti. Pure il mio, è un voto. O questa Italia smette di essere prona ad ogni assurda richiesta oppure il debito pubblico non rientrerà mai a livelli gestibili e i nostri figli saranno costretti a pagare i conti di una politica stupida e di una generazione irresponsabile.

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