Pollo fritto? In confronto la “spussa” dei bomboloni era un profumo

Dalla spussa dei “bomboloni” a quella del pollo fritto. Un altro simbolo della decadenza. Un altro segno della colonizzazione culturale. Un’altra spallata alla tradizione. E anche al decoro. Non è la prima volta che L’Adige si occupa di piazza Erbe. In più di un’occasione abbiamo espresso l’esigenza di maneggiare con cura uno dei gioielli più preziosi di Verona. La piazza va liberata dai banchetti. Sono orribili e non hanno più ragione distare lì sul toloneo. A vendere le “erbe” ce ne sono ormai solo due o tre. Tutti gli altri  spacciano cineserie e paccottiglia di pessimo gusto che non c’entra niente né con la tradizione né con Verona. Non ci sono più neanche i “piassaroti”. Sono quasi tutti stranieri. Meglio fare piazza pulita – in tutti i sensi- e lasciare piazza Erbe libera alla fruizione ed al godimento dei veronesi e dei turisti. In fin dei conti quelli che lavorano coi banchetti sono ambulanti. Ambulante è colui che svolge il proprio commercio andando di qua e di là, deambulando. Quindi si devono spostare per definizione. Non ci sono scuse. 

Adesso ad attentare al decoro e all’armonia della piazza ci si mette anche la catena americana KFC, specializzata nel vendere i pollo fritto. Dovrebbe aprire all’angolo fra via Cairoli e via Cappello, dove c’era una banca, proprio accanto alla statua di Berto Barbarani, cui un ignoto veronese ha affidato una protesta in rime appesa al collo. Non ci vuole molto a immaginare la puzza di fritto che produrrebbe il nuovo fast-food. Pelle e carne fritta, in confronto alla quale quella dei “bomboloni” che venivano fritti in due banchetti che fino a qualche anno fa stavano poco più in là diventa un profumo. Ma non è più in vigore quella saggia delibera che vietava l’apertura di nuove botteghe etniche in centro, a tutela del sui decoro? Il pollo fritto è cucina etnica: americana. E’ estraneo alla nostra cultura. Perché dovremmo accettarlo?

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