Tomas Piccinini, il sacrificio di Falcone e Borsellino ci impone di continuare a combattere la mafia

Sono trascorsi trent’anni da quando, il 23 maggio e il 19 luglio del 1992, i giudici antimafia Giovanni Falcone e Paolo Borsellino furono uccisi in due attentati in cui persero la vita anche il magistrato Francesca Morvillo e gli agenti delle loro rispettive scorte. Le stragi di Capaci e Via D’Amelio hanno rappresentato due date capitali per la Storia d’Italia. La portata di questi drammatici eventi e la risonanza che ebbero non solo sul suolo nazionale, obbligarono il nostro paese a dirigere il proprio sguardo su una Sicilia martoriata dalla violenza della mafia, risvegliando la coscienza dormiente di un’intera nazione e del mondo intero. Il consigliere regionale Tomas Piccinini, del gruppo “Veneta Autonomia”, ricorda questi eventi, ribadendo l’importanza fondamentale della memoria attiva come principale strumento di lotta alla mafia. 

La storia di Falcone e Borsellino – dichiara il consigliere Piccinini – sono parte della memoria collettiva ed è nostro dovere che questa memoria sia mantenuta viva non solo passivamente ma con azioni concrete. Si tratta di una tematica che sento molto vicina e sulla quale ritengo sia fondamentale continuare a sensibilizzare. Falcone e Borsellino non sono stati uccisi solo dal tritolo ma anche e soprattutto dal silenzio e dall’omertà. Quando erano in vita furono accusati di cercare notorietà e di spettacolarizzare il loro lavoro, hanno rischiato sapendo di rischiare e hanno lottato con la consapevolezza che la loro lotta sarebbe stata puntualmente delegittimata. Ma se oggi possiamo affermare che la mafia non è riuscita ad imbrattare l’esempio delle loro scelte coraggiose è solo perché il loro sacrificio ci ha obbligato a smettere di voltarci dall’altra parte. È dunque nostra responsabilità – conclude Piccinini – fare in modo che il loro sacrificio continui ad essere un esempio soprattutto per le generazioni future, perché non avvertano questi fatti solo come una pagina di storia del passato ma che ne facciano uno strumento di costruzione della loro coscienza e di lotta contro l’ingiustizia.”.  

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