(Francesca Romana Riello) La vicenda dellATS Ven-27 nellEst Veronese fa un ulteriore passo avanti, ma non nella direzione attesa.

Il tavolo di conciliazione previsto dalla normativa nazionale, che avrebbe dovuto avvicinare posizioni ormai distanti, si è chiuso senza un accordo. Una conclusione che lascia irrisolte molte delle questioni sollevate dal personale nelle ultime settimane.

FP CGIL, CISL FP e UIL FPL sono tornate a chiedere con forza il mantenimento della natura pubblica dell’ente, richiamando sia le linee guida ministeriali sia le preoccupazioni raccolte tra gli operatori.

I Comuni, invece, hanno confermato l’intenzione di costituire un’Azienda Speciale Consortile con profilo economico. Una scelta che, spiegano, mirerebbe a garantire una gestione più strutturata dei servizi, ma che secondo i sindacati rischia di ridurre tutele e certezze.

Tutele in bilico

Il mancato accordo riporta al centro criticità già note: il timore di una progressiva privatizzazione, la possibile perdita dello status di dipendente pubblico e condizioni contrattuali considerate meno uniformi rispetto ad altri ambiti della provincia.

Oltre all’aspetto formale, pesa anche il clima che si respira nei servizi. Gli operatori raccontano turni di lavoro importanti e un’incertezza che si trascina da mesi.

Una situazione che, a livello nazionale, più di uno studio  ha definito “critica”: un’analisi recente lo ha ribadito con nettezza, sottolineando come il settore welfare abbia bisogno di scelte chiare e sostenibili. 

La piazza si prepara alla protesta: sciopero generale

Alla luce dell’esito negativo della procedura, le tre sigle confermano lo stato di agitazione e proclamano uno sciopero generale per lunedì 17 novembre.

La mobilitazione coinvolgerà l’intero personale dei servizi sociali dellATS Ven-27 e sarà accompagnata da una manifestazione pubblica prevista alle ore 10 in Piazza Costituzione a San Bonifacio.

I sindacati si dicono disponibili a riaprire il confronto, ma chiedono garanzie esplicite sulla natura pubblica dell’ente e sul mantenimento delle tutele.

Per gli operatori, spiegano, non si tratta solo di un passaggio tecnico: in gioco c’è la stabilità del servizio e la continuità delle risposte rivolte alle famiglie dell’Est Veronese.