La Francia vara un piano da 130 milioni. L’Italia deve decidere

(a.v.) La crisi del comparto vitivinicolo europeo entra in una fase decisiva.

La risposta francese a tutela della vitivinicoltura

In Francia il Governo ha annunciato un piano straordinario da 130 milioni di euro per sostenere un settore colpito da sovrapproduzione strutturale, contrazione della domanda interna e internazionale e aumento dei costi di produzione. Una situazione che, con caratteristiche differenti, riguarda anche l’Italia.

Il provvedimento francese si concentra principalmente sull’estirpazione definitiva dei vigneti in surplus, strumento ritenuto necessario per ridurre il potenziale produttivo e ristabilire l’equilibrio tra offerta e domanda. A questa misura si affiancano agevolazioni contributive, proroghe sui prestiti garantiti dallo Stato e interventi sulla previdenza agricola, oltre al ricorso alla distillazione di crisi per il ritiro dal mercato delle eccedenze invendute.

vino

Secondo le autorità francesi e le organizzazioni di settore, il problema non è più congiunturale ma strutturale: il calo dei consumi di vino, soprattutto tra le giovani generazioni, e il cambiamento degli stili di vita stanno riducendo stabilmente la domanda, in particolare per i vini da consumo quotidiano.

L’Italia deve decidere come intervenire

Uno scenario che presenta forti analogie con il mercato italiano. Anche in Italia, pur in assenza di un piano di estirpazione su larga scala, il settore deve fare i conti con giacenze elevate, pressioni sui prezzi all’origine e una crescente difficoltà di collocamento dei vini comuni e di fascia medio-bassa. Le ultime campagne hanno evidenziato come la crescita dell’export non sia più sufficiente ad assorbire l’intera produzione, soprattutto in un contesto internazionale segnato da inflazione, rallentamento economico e maggiore concorrenza.

In questo quadro, la sfida per il sistema vitivinicolo europeo appare duplice: da un lato gestire nell’immediato gli effetti di una crisi che sta erodendo redditività e prospettive di molte imprese, dall’altro avviare una riflessione strategica sul futuro del settore, sul suo posizionamento e sulla reale dimensione del potenziale produttivo.
Mentre la Francia ha scelto di intervenire in modo diretto sulla struttura dell’offerta, l’Italia si trova oggi di fronte alla necessità di decidere se puntare su misure temporanee di contenimento delle eccedenze o su politiche di lungo periodo capaci di accompagnare una trasformazione più profonda del comparto.

La traiettoria dei consumi e i segnali provenienti dai mercati internazionali indicano che la competizione si giocherà sempre più sulla capacità di creare valore, differenziare i prodotti e rafforzare l’identità territoriale delle denominazioni. Resta da capire se il sistema sarà in grado di cogliere questa transizione come un’opportunità di riposizionamento o se, al contrario, continuerà a subire gli effetti di squilibri ormai difficili da considerare solo congiunturali.