La linea è di una destra liberale e conservatrice

( a.z.) Nel suo intervento su Il Foglio, Luca Zaia, ex governatore del Veneto e ora presidente del Consiglio regionale, rompe gli indugi e abbandona i toni prudenti dell’amministratore per proporre un manifesto politico che guarda ben oltre i confini veneti. L’“Appello per una svolta a destra” è un testo che somiglia più a un programma vero e proprio, che a una semplice riflessione.

Zaia si concentra su cinque temi: autonomia, politica estera, sicurezza, nuove generazioni, rapporto tra destra e libertà. Temi scelti con attenzione, che suonano come una chiamata alle armi al centrodestra nazionale e che alimentano l’idea di un ruolo politico per lui più ampio ben più ampio dell’attuale presidenza del Consiglio regionale.

Zaia si muove con l’ambizione e la volontà di indicare una rotta, rivendicando un’identità politica che in passato aveva preferito tenere defilata per privilegiare il profilo del “governatore del fare”, concentrandosi sulla parte amministrativa e gestionale del suo ruolo di presidente. Ma mentre invoca coraggio riformatore, meno timidezze sull’autonomia e una destra capace di parlare di libertà e liberismo economico, emerge un’evidente contraddizione.

L’uomo che oggi veste i panni del teorico e pensatore liberal-conservatore è lo stesso che ha guidato una lunga stagione di massicci investimenti pubblici portati avanti tramite la Regione del Veneto: dalla Pedemontana veneta con la società inhouse CAV, all’ospedale di Treviso, passando per opere infrastrutturali finanziate direttamente dalla Regione.

Dalla dimensione triangolare a quella nazionale

TRIANGOLO

Niente di sbagliato o di non condivisibile sia ben chiaro, sarebbe proprio questa l’utilità delle finanze pubbliche, se non fosse che tutti gli investimenti regionali sono stati fatti nell’Est del Veneto, nel Triangolo Venezia-Padova-Treviso, come ben sappiamo, ma questo è un altro discorso di gestione del potere e delle risorse interno alla regione Veneto, di cui L’Adige ha scritto abbondantemente.
Tuttavia quella di Zaia è stata una gestione che ha spesso utilizzato la leva pubblica in modo decisivo, con un approccio più statalista che autenticamente liberale.

Questa distanza tra parole e azioni, infatti, rende il suo appello meno lineare e più politico. Resta però il fatto che il documento segna un passaggio: non una candidatura dichiarata, ma un segnale forte. Il dibattito nel centrodestra è aperto. Ora bisognerà capire se la “svolta” proposta da Zaia sarà letta come il preludio a un nuovo protagonismo nazionale o come un esercizio retorico che fatica a reggere alla prova dei fatti.
Le reazioni dentro al centro destra non si sono fatte attendere, con Vannacci che ha già dichiarato di non vedere Zaia come il suo modello a cui ispirarsi, mentre Salvini prudentemente non commenta ancora e la Meloni, da Roma, per ora può far finta di nulla, nell’attesa che ci sia una vera mossa politica da parte dell’ex governatore, che comunque non è detto avvenga nel breve.