(Angelo Paratico) Fitzcarraldo è un film del 1982 scritto e diretto da Werner Herzog.  La storia s’ispira in parte alla vita del peruviano Carlos Fitzcarrald (1862-1897) che, come il protagonista del film, fece issare una nave sulla cima di una montagna. Ma certamente Herzog non era a conoscenza di ciò che fecero i veneziani nel 1439, altrimenti il suo film l’avrebbe girato fra Verona e Rovereto, non in Amazzonia.  

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Un’intera flotta fu fatta arrivare da Venezia al Lago di Garda, per spezzare l’assedio di Brescia da parte dei milanesi e assicurare alla Serenissima il controllo dell’intero lago. Venezia era una delle più antiche repubbliche d’Europa, dominata altrimenti da monarchie ereditarie. Nel Quattrocento la politica veneziana, da sempre rivolta al mare, si spostò verso la Terraferma: Padova e Verona vennero conquistate, Brescia si diede volontariamente alla Repubblica di Venezia. Per questo il Senato veneziano proclamò Brescia “Leonessa e degna sposa del Leone” conferendole il titolo di Brixia fidelis Fidei et Iustitiae. Ma i Visconti dichiararono guerra a Venezia, per punirla di quella che vedevano come un’appropriazione indebita.

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Il monumento al Gattamelata di Donatello a Padova

Nel 1438 il Duca di Milano marciò su Brescia per punirla del suo tradimento. Il comandante dei milanesi era il Piccinino (Niccolò di Callisciana) acerrimo nemico del Gattamelata, che invece comandava i veneziani.Le truppe milanesi occuparono Peschiera e Desenzano, per isolare Brescia dagli altri territori veneziani e impedirle di ricevere rinforzi attraverso il lago di Garda.

Il Gattamelata (Erasmo da Narni) riuscì a ritirarsi da Brescia. Varcato il passo di Peneda e la Valle di Sant’Andrea, attraversò la Val d’Adige presso Mori, e le truppe venete raggiunsero Sant’Ambrogio di Valpolicella, poi San Pietro Incariano e Parona. Entrarono a Verona tra la sera del 28 settembre 1438 e la mattina seguente. A Verona discussero la futura strategia con i legati veneziani, Federico Contarini e Marco Foscari, che decisero di attuare delle incursioni nel Mantovano e soprattutto il recupero del ponte di Valeggio sul Mincio, dove passava la strada che da Verona porta a Mantova.

la strada fatta dalle galee in terraferma

Il Gattamelata lasciò Verona il 12 gennaio 1439, ma subito il Piccinino e il Gonzaga vi fecero irruzione.  Il Maggior Consiglio della Serenissima riuscì a far approvare un piano che appariva folle.  Era il primo dicembre 1438 e i proponenti furono Biasio de Arboribus e un esperto marinaio greco, Niccolò Sorbolo. Il Gattamelata assicurò loro la necessaria protezione armata lungo il corso dell’Adige.

Per rompere l’assedio di Brescia, l’idea dei veneziani era di portare un’intera flotta sul lago di Garda, passando da Verona e poi dalle terre di Rovereto e Torbole.  L’Arsenale – la più grande fabbrica navale del mondo – si mise al lavoro e nei primi giorni del 1439 una flotta di ben 25 navi grosse, più due galee pesantemente armate e ben sei fregate si mise in viaggio e risalirono il fiume Adige. Nelle galee veneziane gli alberi erano di solito due, di maestra e di mezzana, ma alcune ne avevano uno soltanto. L’albero di maestra poteva raggiungere 21 metri di altezza e reggeva un’antenna lunga il doppio – quasi quanto l’intero scafo – dove era inserita una vela triangolare, detta latina.  La flotta salpò da Venezia ed imboccò la foce dell’Adige nei pressi di Sottomarina di Chioggia, risalendo il fiume fino a Verona. Nel porto fluviale della città vennero applicate dei galleggianti laterali per ridurre il pescaggio e poter proseguire il viaggio, in quanto il fiume era in magra. Il viaggio proseguì senza intoppi attraverso la chiusa di Ceraino fino al borgo di Marco, situato poco a sud di Rovereto.

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A questo punto la flotta venne tirata in secco e trasportata dall’Adige al Garda. A distanza di quasi sei secoli la loro impresa desta ancora meraviglia. Vennero trascinate verso Torbole usando tronchi disposti a rotaia e coperti di grasso, con centinaia di buoi e uomini che le fecero salire e poi scendere, fecero un uso magistrale delle vele per rallentarne la discesa e agevolarne la salita.

I milanesi non stavano a certo a guardare. La loro nuova iniziativa nella pianura veronese, tra la fine di aprile e maggio, travolse i soldati veneti. Milanesi e i mantovani riuscirono a far penetrare una flotta per mezzo di un canale scavato tra Panego e il fiume Adige nell’aprile del 1439 e in pochi giorni il Piccinino e il Gonzaga prendevano Legnago, Porto, Lonigo, Castelbaldo, Brendola, Montecchio Maggiore, Arzignano, Montorso, Valdagno e infine Soave.

Galeas per montes libri Ettore Beggiato copertina

Il controllo di questi importanti centri della pianura veronese e vicentina consentì loro di assalire a ranghi completi Verona. La disfatta veneta fu gravissima ma pare accertato che la responsabilità sia stata soprattutto di Andrea Donà, podestà di Padova e provveditore veneziano, il quale decise di dividere le truppe sui vari fronti, finendo con l’indebolirle e che pensò di salvare il grosso dell’armata, ordinando al Gattamelata di ritirarsi tra Este e Montagnana. Il Gattamelata non era d’accordo ma si adeguò, pochi mesi dopo ebbe un’ischemia e si ritirò. Morirà a Padova nel 1443.

Una impresa leggendaria di ingegneria navale attuata dai veneziani

L’arrivo della flotta veneziana nel Garda servì a poco, perché i milanesi, dopo l’iniziale stupore, seppero reagire. La lotta continuò per alcuni anni ma, infine, Brescia tornò veneziana e lo restò sino al 1797.