Processo Pfas, i manager Miteni impugnano la sentenza: ricorso in appello.
Dopo le condanne di primo grado si apre una nuova fase giudiziaria sul disastro ambientale di Trissino.
Gli 11 manager della Miteni di Trissino, condannati in primo grado nel giugno dello scorso anno dalla Corte d’Assise di Vicenza, hanno deciso di impugnare la sentenza e presentare ricorso in appello. Una mossa ampiamente prevista, giunta a pochi mesi dal deposito delle motivazioni di un verdetto definito storico per la giustizia ambientale italiana.

La sentenza di 1° grado aveva inflitto pene severissime, comprese tra i 2 e i 17 anni di reclusione, per un totale di 141 anni di carcere, oltre a maxi risarcimenti. Tra questi, spiccano i 58 milioni di euro destinati al Ministero dell’Ambiente per i danni ambientali provocati dalla contaminazione da Pfas.
Secondo la Corte d’Assise, la decisione poggia su un elemento ritenuto decisivo: la piena consapevolezza da parte dell’azienda. I giudici hanno infatti accertato che la Miteni fosse a conoscenza della contaminazione dei suoli e delle acque, ma che abbia scelto deliberatamente di non informare le istituzioni, proseguendo l’attività produttiva.

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Per oltre un decennio, la società — fallita nel 2018 — avrebbe continuato a operare con l’obiettivo di massimizzare i profitti, ignorando le dimensioni di un disastro ambientale che ha coinvolto circa 350mila persone nelle province di Vicenza, Verona e Padova. L’attività dello stabilimento di Trissino ha compromesso in modo duraturo le falde acquifere, attraverso la produzione di composti fluorurati.

La battaglia giudiziaria affonda le sue radici nel 2013, quando il Ministero dell’Ambiente lanciò l’allarme sulle concentrazioni “preoccupanti” di Pfas nelle acque potabili. Da quel momento prese forma anche la mobilitazione civile delle “Mamme No Pfas”, diventate il simbolo della protesta e della richiesta di verità e giustizia.

L’iniziativa punta a ottenere indennizzi certi per i danni legati alla contaminazione, ma ha anche sollevato critiche all’interno della galassia No Pfas, segno di un dibattito ancora aperto su strumenti e modalità della giustizia riparativa. Una ferita che, a distanza di anni, resta profondamente aperta nel territorio vicentino.