(Angelo Paratico) Si parla molto di piste ciclabili a Verona in questi giorni, e la contrapposizione di idee è molto forte. Forse se ne parla tanto a causa di una certa ideologia verde staccata dalla realtà e dal fatto che piovono finanziamenti da parte del governo e dall’Europa per costruirne sempre di più. Chi promuove questi finanziamenti vede il nostro futuro come una grande Olanda immaginaria, con canali d’acqua, alberi e olandesine che spingono sui pedali.

Ma va notato che Verona non è paragonabile a Rotterdam. Verona è una città storica di origine romana con imponenti edifici marmorei e vie tardo medievali. Le strade sono strette e vincolate, e non si possono aprire varchi. L’apertura di molte piste ciclabili, a nostro parere, non migliora la circolazione, la peggiora, perché ci costringe a mettere sensi unici e semafori dato che, dopo avere costruito una ciclabile delimitata, spesso due automobili in senso opposto non passano.

Biciclette in brutta vista. Degrado alla stazione Porta Nuova

La creazione di piste ciclabili va spesso a discapito della creazione di marciapiedi per i pedoni, e non se ne capisce la ragione dato che non si vedono in giro tanti ciclisti. La popolazione di Verona è mediamente anziana ma anche per i giovani diventa difficile andare a lavorare e lasciare i figli a scuola. Nel rispetto del codice della strada non è mai mancata la possibilità di viaggiare in bicicletta, tenendo il lato destro, anche se spesso i ciclisti dimenticano di accendere le luci con il buio o vestire degli abiti dotati di catarifrangenti. Dunque perché non continuare così? Inoltre, con l’imposizione del limite dei 30 all’ora le ciclabili diventano ancora più inutili, basta che i ciclisti tengano la destra e facciano attenzione.

Secondo il codice della strada esistono tre diverse tipologie di piste ciclabili. La prima riguarda le piste ciclabili a uso esclusivo delle biciclette: questa tipologia è esclusivamente riservata alle due ruote, non è quindi consentito il transito ai pedoni e per i ciclisti c’è invece l’obbligo di utilizzarle.  Secondo tipo. Piste ciclabili contigue al marciapiede: esistono delle piste ciclabili che possono essere affiancate al transito pedonale, i due percorsi possono essere separati da un’aiuola o da un piccolo cordolo, ma potrebbero anche non essere divise. Il cartello che contrassegna il percorso ciclo-pedonale è tondo a sfondo blu e vi sono raffigurati una bicicletta e un omino separati da una linea bianca.. L’ultimo tipo di pista è per il tipo promiscuo e su questi percorsi la precedenza non spetta più al ciclista, ma al pedone. Il cartello che segna questa tipologia di pista ciclabile è simile al precedente, ma la linea bianca che divide la bicicletta e l’omino scompare. Il pericolo di essere investiti da una bicicletta è alto

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Secondo l’art.182 sulla regolamentazione della Circolazione dei velocipedi, i ciclisti devono marciare in un’unica fila e mai affiancati in un numero superiore a due, anche quando la circolazione lo consente. Vige inoltre l’obbligo di circolare sulle corsie ciclabili quando queste esistono, la violazione di tale norma prevede l’applicazione di una sanzione amministrativa dai 25 ai 100 euro.

Una obiezione che ci sentiamo di fare è questa. Sappiamo che è possibile transitare sulle ciclabili anche con una bicicletta elettrica, allora quale sarebbe la distinzione fra una bicicletta elettrica e una motocicletta? Possiamo percorrerle anche in moto o in vespa, elettriche e con il motore a scoppio, basta che siano a due ruote? E che differenza fa fra una bicicletta e un’auto elettrica?