(David Benedetti*) Ricordo in modo nitido quando nella mia stanzetta adolescenziale risuonavano in modo ossessivo queste parole volutamente sgrammaticate “We don’t need no education”. Era il 1979 ed i Pink Floyd avevano appena prodotto uno dei loro tanti capolavori: “Another Brick in the Wall”. Dietro quelle note apparentemente innocenti si celava una critica feroce, il loro bersaglio non era il sapere, ma un sistema scolastico percepito come freddo, autoritario e incapace di riconoscere l’individualità degli studenti. A più di quarant’anni di distanza, quella domanda resta sorprendentemente attuale: la scuola forma persone libere o conforma individui obbedienti?

Nel celebre brano, la scuola è rappresentata come un ingranaggio di un meccanismo più grande, un “mattone” che contribuisce a costruire un muro di alienazione. Gli studenti vengono educati a ripetere, non a pensare; a rispettare le regole, non a metterle in discussione. Il videoclip, con ragazzi che marciano in fila e indossano maschere identiche, è una potente metafora di un’istruzione che rischia di trasformare le persone in numeri.
La scuola premia l’adattamento passivo
Eppure, l’istruzione dovrebbe avere un obiettivo opposto: formare cittadini dotati di spirito critico, incoraggiare il dubbio, valorizzare le differenze. Una scuola che forma è una scuola che insegna a farsi domande, non solo a dare risposte corrette. Al contrario, una scuola che conforma premia l’adattamento passivo e penalizza chi esce dai binari prestabiliti. Una scuola capace solo di premiare i più bravi e incapace di valorizzare o migliorare i meno bravi è una scuola che ha fallito nel suo compito.

Oggi il sistema educativo è certamente cambiato: si parla di didattica inclusiva, competenze, educazione emotiva. Tuttavia, persistono elementi di standardizzazione: test uguali per tutti, programmi rigidi e datati, valutazioni che spesso misurano la performance più che la crescita personale. Il rischio denunciato dai Pink Floyd non è scomparso, ha solo cambiato forma.
La vera sfida è trovare un equilibrio tra regole e libertà, tra struttura e creatività. La scuola non può rinunciare alla disciplina, ma non deve mai dimenticare che ogni studente è una voce unica, non “un altro mattone nel muro”. Se l’istruzione smette di conformare e torna davvero a formare, allora quella canzone potrà finalmente restare solo un monito del passato, e non lo specchio del presente.
*insegnante Liceo Scientifico
