Li accusano di essere responsabili della devastazione e dell’agricoltura
Domani, il 19 gennaio Verona sarà attraversata da un corteo di trattori e cittadini per manifestare contro gli accordi del Mercosur.
Il ritrovo è fissato alle 9.30 al parcheggio C dello stadio Bentegodi, lato Curva Nord. Da lì partirà una manifestazione che prevede circa 30 trattori e numerosi partecipanti a piedi.
La protesta nasce contro l’accordo UE–Mercosur, ritenuto dagli agricoltori l’ennesimo colpo a un settore già in difficoltà.
Il bersaglio non è un singolo partito ma la politica degli ultimi anni, tanto che gli organizzatori specificano chiaramente che alla manifestazione non si presentino gli esponenti politici di qualsiasi schieramento.

Gli agricoltori ai partiti sia di destra che di sinistra: non presentatevi!
“Le decisioni che stanno devastando l’agricoltura – si legge nel comunicato– sono state prese a Bruxelles e sostenute, direttamente o indirettamente, da tutte le forze politiche rappresentate nei parlamenti nazionali ed europeo, senza distinzione tra destra e sinistra”.
Uno dei punti centrali della contestazione riguarda la difficoltà di controllare in modo efficace le merci provenienti dai Paesi del Mercosur.
Inoltre, gli agricoltori denunciano un sistema di verifiche ritenuto insufficiente a garantire che i prodotti importati rispettino gli stessi standard sanitari, ambientali e di sicurezza imposti alle aziende europee. Un divario che, secondo gli organizzatori della manifestazione, crea concorrenza sleale e mette a rischio non solo il reddito agricolo, ma anche la qualità del cibo che arriva sulle tavole.
In questo contesto, Verona viene indicata come uno dei territori più esposti.
Infatti, il comparto avicolo veronese, tra i più rilevanti a livello nazionale, rischierebbe di essere colpito dall’ingresso sul mercato europeo di 180.000 tonnellate di carne avicola proveniente dai Paesi del Mercosur. Una quantità che potrebbe destabilizzare i prezzi, comprimere ulteriormente i margini delle aziende locali e rendere insostenibile il rispetto di regole che valgono solo per i produttori europei.

La protesta non accetta nessuna passerella, nessuna presenza “solidale” di politici, nessuna intervista o foto con esponenti di partito. Chi ha sostenuto o tollerato le politiche contestate – dagli accordi commerciali come il Mercosur alle normative che incidono sul settore agricolo – non è considerato interlocutore legittimo della piazza.
Nel racconto che accompagna la mobilitazione torna anche un precedente che pesa ancora nella memoria del mondo agricolo, soprattutto nel Nord: la vicenda delle quote latte. Una politica europea introdotta negli anni ’80 e terminata nel 2015, che in Italia ha lasciato dietro di sé migliaia di allevatori indebitati e sanzionati.
Per molti manifestanti non si tratta solo di un capitolo del passato, ma di un esempio politico ricorrente.
Velatamente vengono presi in causa anche partiti di centro destra, accusati di aver per anni alimentato l’illusione che le sanzioni europee non sarebbero mai state pagate, salvo poi applicarle quando si è trattato di governare. Un meccanismo che, a loro giudizio, rischia di ripetersi oggi: opposizione a parole agli accordi europei, accettazione sostanziale una volta al potere.
La manifestazione di Verona vuole dunque segnare un confine netto. Da una parte chi lavora la terra e subisce gli effetti concreti delle decisioni politiche; dall’altra un sistema istituzionale accusato di usare il consenso delle categorie produttive senza garantirne la tutela. “Non vogliamo più promesse o dichiarazioni di circostanza – scrivono gli organizzatori – ma responsabilità, verità e rottura”.
La protesta nasce contro le politiche agricole europee e nazionali, con un riferimento esplicito all’accordo UE–Mercosur, ritenuto dagli agricoltori manifestanti l’ennesimo colpo a un settore già in difficoltà.
Il bersaglio non è un singolo partito ma la politica degli ultimi anni: nel comunicato diffuso viene rivendicata una linea “popolare, autonoma e non ideologica”, con l’esclusione di esponenti politici di qualsiasi schieramento.
“Le decisioni che stanno devastando l’agricoltura – si legge nel comunicato sui social – sono state prese a Bruxelles e sostenute, direttamente o indirettamente, da tutte le forze politiche rappresentate nei parlamenti nazionali ed europeo, senza distinzione tra destra e sinistra”.
Uno dei punti centrali della contestazione riguarda la difficoltà di controllare in modo efficace le merci provenienti dai Paesi del Mercosur.
Inoltre, gli agricoltori denunciano un sistema di verifiche ritenuto insufficiente a garantire che i prodotti importati rispettino gli stessi standard sanitari, ambientali e di sicurezza imposti alle aziende europee. Un divario che, secondo i manifestanti, crea concorrenza sleale e mette a rischio non solo il reddito agricolo, ma anche la qualità del cibo che arriva sulle tavole.
In questo contesto, Verona viene indicata come uno dei territori più esposti.
Infatti, il comparto avicolo veronese, tra i più rilevanti a livello nazionale, rischierebbe di essere colpito dall’ingresso sul mercato europeo di 180.000 tonnellate di carne avicola proveniente dai Paesi del Mercosur. Una quantità che potrebbe destabilizzare i prezzi, comprimere ulteriormente i margini delle aziende locali e rendere insostenibile il rispetto di regole che valgono solo per i produttori europei.
La protesta non accetta mediazioni simboliche. Nessuna passerella, nessuna presenza “solidale” di politici, nessuna intervista o foto con esponenti di partito. Chi ha sostenuto o tollerato le politiche contestate – dagli accordi commerciali come il Mercosur alle normative che incidono sul settore agricolo – non è considerato interlocutore legittimo della piazza.
Nel racconto che accompagna la mobilitazione torna anche un precedente che pesa ancora nella memoria del mondo agricolo, soprattutto nel Nord: la vicenda delle quote latte. Una politica europea introdotta negli anni Ottanta e terminata nel 2015, che in Italia ha lasciato dietro di sé migliaia di allevatori indebitati e sanzionati.
Per molti manifestanti non si tratta solo di un capitolo del passato, ma di un esempio politico ricorrente.
Velatamente vengono presi in causa anche partiti di centro destra, accusati di aver per anni alimentato l’illusione che le sanzioni europee non sarebbero mai state pagate, salvo poi applicarle quando si è trattato di governare. Un meccanismo che, a loro giudizio, rischia di ripetersi oggi: opposizione a parole agli accordi europei, accettazione sostanziale una volta al potere.
La manifestazione di Verona vuole dunque segnare un confine netto. Da una parte chi lavora la terra e subisce gli effetti concreti delle decisioni politiche; dall’altra un sistema istituzionale accusato di usare il consenso delle categorie produttive senza garantirne la tutela. “Non vogliamo più promesse o dichiarazioni di circostanza – scrivono gli organizzatori – ma responsabilità, verità e rottura”.
Lunedì mattina i trattori torneranno a occupare le strade non per sostenere una bandiera di partito, ma per denunciare un modello che, tra accordi commerciali, controlli insufficienti e precedenti mai risolti come quello delle quote latte, viene ritenuto incapace di difendere davvero l’agricoltura italiana.
