Fondazione Cariverona punta sulle nuove generazioni e istituisce lo Young Advisory Board (YAB), un nuovo organismo consultivo e propositivo che affiancherà la Fondazione nel triennio 2026-2028. Il gruppo, formato da 12 giovani selezionati tra oltre 180 candidature, rappresenta un vero e proprio laboratorio di dialogo tra generazioni, con l’obiettivo di trasformare idee e bisogni dei più giovani in proposte concrete all’interno dei processi decisionali.
Gli otto donne e quattro uomini, con un’età media di 23 anni, arrivano dai territori in cui opera la Fondazione: Verona (4), Vicenza (4), Belluno (2) e Mantova (2). I componenti sono: Micol Buffo, Yasmine Razouali, Chiara Sivero, Gaia Zanzi (Verona); Segen Desalegen Atewebrhan, Maria Coccolo, Giorgio Fotoudis, Valeria Santaterra (Vicenza); Jacopo Bridda, Elena Giacomelli (Belluno); Pietro Casari e Amanpreet Singh Hayer (Mantova).
Il nuovo Board, sviluppato in collaborazione con Ashoka Italia, nasce per consolidare un canale stabile di confronto e partecipazione. Non sarà dunque un tavolo “una tantum”, ma un dispositivo continuativo di lavoro che permetterà ai giovani di contribuire alla lettura dei cambiamenti sociali e culturali nei territori, alla definizione delle priorità strategiche e alla progettazione di iniziative rivolte ai coetanei.
A dare avvio al percorso sarà il Changemaker Camp, un laboratorio residenziale di tre giorni in programma a febbraio, dedicato alla costruzione di coesione, metodo e visione condivisa. Seguiranno tra i sette e dieci incontri l’anno, in presenza e online, per garantire un impegno costante e operativo. Ai membri dello YAB è riconosciuta una borsa di studio annuale di 3.000 euro lordi, oltre ai rimborsi spese e a opportunità formative, a testimonianza di una partecipazione valorizzata e non solo simbolica.
«Quando diciamo che i giovani non partecipano, in realtà stiamo descrivendo un’altra cosa: non trovano luoghi in cui la partecipazione conti davvero», afferma Bruno Giordano, presidente di Fondazione Cariverona. «Le oltre 180 candidature arrivate lo dimostrano. Con questi 12 ragazzi e ragazze facciamo un salto di qualità: non li abbiamo scelti per rappresentare una generazione, ma per lavorare insieme a noi, portando competenze e punti di vista diversi. La fiducia nasce così: quando una voce entra nelle scelte prima che siano già scritte, e quando chi ha più esperienza è disposto a condividere responsabilità e conseguenze».
Lo Young Advisory Board si inserisce in un percorso più ampio di partecipazione giovanile che la Fondazione porta avanti da anni. Dalla ricerca “Futuro Qui!”, che ha coinvolto oltre mille under 35, ai workshop “Attenti ai giovani!”, le iniziative hanno progressivamente avvicinato le nuove generazioni ai processi decisionali. Con lo YAB, questo cammino diventa strutturale: un confronto continuo tra generazioni per migliorare la qualità delle scelte e rendere i territori più attrattivi.
«Lo Young Advisory Board è uno strumento prezioso che ci aiuterà a tenere questa agenda ancorata alla realtà e a trasformare il dialogo in scelte e alleanze concrete», aggiunge Giordano. «Ma una Fondazione, da sola, non basta: servono politiche, servizi, lavoro, casa, cultura. Agiremo in sinergia con enti locali, scuole, università, imprese e terzo settore per creare le condizioni di futuro che i giovani chiedono».
Il lavoro del Board sarà accompagnato anche da iniziative dedicate ai candidati non selezionati, per costruire una community stabile di giovani interessati a contribuire allo sviluppo dei territori. Un passo ulteriore verso un patto generazionale fondato sulla corresponsabilità e sull’ascolto reciproco, in cui la parola “futuro” torna a essere una costruzione condivisa, non una distanza da colmare.
