Anna Maria Bigon, consigliere regionale veronese del Pd, anche in questa legislatura continua a monitorare con grande attenzione la sanità veneta. Uno dei suoi primi interventi riguarda la deliberazione della Giunta regionale n. 3 del 13 gennaio 2026 che stanzia circa 18 milioni per il recupero delle liste d’attesa attraverso il privato accreditato. Una scelta che giudica insufficiente e sbagliata.
Per risolvere le liste d’attesa più risorse alla sanità pubblica
“Le risorse messe in campo – osserva Bigon- sono troppo poche per affrontare seriamente un problema strutturale che i cittadini veneti vivono ogni giorno. Ma soprattutto, ancora una volta, si sceglie di rafforzare il privato invece di investire nel servizio sanitario pubblico, che oggi è in grave sofferenza”.

“Nel sistema sanitario regionale un operatore sanitario su quattro lascia il lavoro per dimissioni” sottolinea. “Senza personale, senza condizioni di lavoro dignitose e senza una vera programmazione, le liste d’attesa non si ridurranno mai in modo stabile facendo invece aumentare le diseguaglianze”.
“Il vero cambio di passo rispetto alla scorsa legislatura doveva essere il potenziamento del pubblico: assunzioni, valorizzazione dei professionisti, ampliamento dell’offerta nelle strutture pubbliche. Invece si continua a percorrere la strada dell’esternalizzazione, che rischia di aumentare le diseguaglianze tra chi può permettersi di accedere più facilmente alle prestazioni e chi resta indietro”.
Ma non è solo questione di finanziamenti. Serve una radicale riforma della medicina territoriale
Sul fatto che si deva assumere personale medico e infermieristico, valorizzare le professionalità e ampliare l’offerta delle strutture pubbliche sono tutti d’accordo. L’esternalizzazione non è la causa della malattia, ma il sintomo. Se non s’interviene decisamente sul ruolo della medicina territoriale e dei medici di medicina generale il rischio è che qualsiasi provvedimento diventi inutile.
