(Giovanni Perez) Se la Scuola è lo specchio della società, ci troviamo allora in una situazione che è a dir poco drammatica, in un autentico vicolo cieco. L’unica possibilità di salvezza è una decisa inversione di rotta, nella speranza di risalire la china di un processo di disintegrazione le cui origini risalgono, quanto meno, agli anni Sessanta.

Il delitto di La Spezia. Ma può accadere anche a Verona

Quanto accaduto in una scuola di La Spezia, dove un giovane di origini egiziane, Abanoub Youssef, è stato ucciso da un altro giovane di origini marocchine, Atif Zouhair, è solo la punta di un iceberg, di cui si parla ancora troppo poco.

Sospensione solo di 2 giorni quando aveva minacciato un compagno con il coltello

Non è possibile tollerare che un Atif qualsiasi minacci un suo compagno di classe con il coltello – questo era quanto accaduto solo un anno fa – e venga sospeso soltanto per due giorni, ripeto, per due giorni.

battle 2024292 1280 1

Qui ci sono delle evidenti responsabilità da parte di chi avrebbe dovuto prendere ben altri provvedimenti, che sono addirittura di rilevanza penale.
Possiamo, in questa situazione, mandare a scuola i nostri figli senza dover addirittura preoccuparci della loro incolumità?
Se ci sono mele marce, in questa situazione, devono essere allontanate, senza esitazioni, giusto per salvaguardare la parte sana.
Una volta fatto questo, si potrà discutere sul da farsi, sul come recuperarle, se lo vorranno.

La Scuola italiana sta morendo o, nella migliore delle ipotesi, procede per inerzia lungo un binario morto. Oggi possiamo verificare il fallimento di tutte le ideologie che hanno animato pedagogie assurde, fondate su concezioni filosofiche che hanno trasformato i nostri ragazzi e le nostre ragazze, in altrettante cavie, prima di rivelarsi errate negli stessi principi ispiratori.

Tranne le miracolose eccezioni, che, ovviamente ancora resistono, abbiamo a che fare con una Scuola in cui gli insegnamenti a carattere storico-umanistico, sono spesso corrotti da programmi, libri di testo e docenti piegati proprio a queste ideologie fallimentari, produttrici di risentimento e assoluta mancanza di spirito critico. 

La scuola nel caos

Oggi la Scuola è nel caos. Il ruolo dei docenti nessuno sa quale sia o quale possa essere, visto che un nuovo riferimento alla necessaria autorevolezza, sarebbe ostacolato da quanti parlerebbero, ancora una volta a sproposito, di svolta autoritaria. Non ci si deve meravigliare del fatto che, come è stato recentemente scritto, “viene meno la dignità stessa della figura dell’insegnante, ormai esplicitamente invitato da più parti ad essere un semplice “facilitatore”.

Anche gli studenti stentano a trovare un senso per gli sforzi che a loro vengono comunque richiesti, adagiandosi, purtroppo, sulla comoda retorica di una dissennata ideologia dei soli diritti, con la conseguente perdita di ogni principio di responsabilità e la scomparsa di quell’orizzonte di doveri su cui si fonda ogni robusta comunità. La diffusione tra le giovani generazioni delle droghe, del disagio psicologico e della violenza, unitamente alla crisi della famiglia tradizionale, vanno poi a complicare il quadro di una questione giovanile che nessuno è capace di affrontare efficacemente e in tempi brevi.

A tutto ciò si aggiunga il fatto che nella Scuola si sperimenta l’utopia della società multietnica, nella quale siamo precipitati e auspicata da precise forze politiche, le stesse che animano quanti operano per l’eliminazione dei simboli e dei contenuti della nostra identità, in nome di un effimero principio di inclusione, che contraddice l’essenza stessa della pedagogia.

Esistono fortunatamente realtà che stanno tentando, come si diceva, di risalire la china in campo pedagogico e didattico, come nel caso delle associazioni ContiamoCi e Amici del Gessetto. E, nella stessa direzione, segnaliamo il fondamentale volume di Elisabetta Frezza, Salvare i Saperi per salvare la Scuola, oltre all’ormai celebre, Le scuole di cui abbiamo bisogno e perché non le abbiamo, di Donald Hirsch.

La situazione a Verona, a quanto pare, ancora regge, ma vi sono tutti i sintomi di una fibrillazione e inquietudine diffusa, che vanno affrontati di petto, con decisione e determinazione. Nuove normative sono sicuramente necessarie, ma decenni di distruzione necessiteranno di altrettanti decenni di ricostruzione. Eppure, dobbiamo iniziare, in tutti i modi possibili, arginando l’anarchia dilagante e opponendosi alle forze del caos, nelle cui tempeste oggi navighiamo, prima di sbattere definitivamente contro gli scogli.