(Angelo Paratico) I Gurkha sono soldati di origine Nepalese, che per più di 200 anni hanno prestato servizio nell’esercito britannico. Un Vecchio proverbio dice che se un uomo non ha paura di morire, o è un pazzo oppure è un gurkha. Hanno fama di essere la migliore fanteria del mondo, possiedono un medagliere impressionante e non hanno neppure un solo caso di codardia di fronte al nemico. Sono dei piccoli montanari che, tradizionalmente, sono protettori della dea Vishnu. Non arretrano mai e se ricevono un ordine lo portano a termine a ogni costo, spesso ridendo e prendendosi in giro l’un con l’altro. Non tutti i nepalesi sono Gurkha, dipende da quale villaggio provengono ma una volta che hanno assaggiato il sale posto sulle lame di loro coltelli, noti come Kukri, e giurano fedeltà alla bandiera, il loro impegno sarà totale.

Gli inglesi li impiegarono ampiamente come truppe d’assalto e, anche a Montecassino li mandarono avanti. In un articolo sul Secolo d’Italia del 1996 proposi di arruolarne una parte (visto che gli inglesi li smobilitavano) come mercenari, facendoli arrivare da Hong Kong con le loro famiglie. La cosa non venne presa in considerazione.
Con la riduzione della presenza britannica in India, Malesia e Singapore gli inglesi li hanno progressivamente smobilitati, oggi ne mantengono solo circa 4000. Il colpo finale è arrivato dopo la cessione di Hong Kong alla Cina nel 1997, dato che stava lì la loro base in Asia. La loro ultima campagna fu alle Falklands (Malvinas) in Argentina. La loro quasi totale smobilitazione fu una follia, fatta per risparmiare dei soldi che invece erano ben spesi e basati sulla presunzione che con la globalizzazione non vi sarebbe stata più necessità di mettere degli “scarponi a terra”. Meschinamente tentarono addirittura di diminuire le loro pensioni e di non pagare nessuna buonuscita, ma nel frattempo queste decisioni sono state annullate e corrette.

Esistono numerosi libri per descrivere gli assalti da parte di truppe dei Gurkha, eccone una scritta da William Borders, corrispondente del New York times durante la II guerra mondiale in Italia: “Nel corso degli anni, le leggende hanno seguito i Gurkha sui campi di battaglia di tutto il mondo, come la storia di una pattuglia che durante la Seconda guerra mondiale in Italia si imbatté in quattro soldati tedeschi che dormivano in una trincea in Italia. Estraendo i loro kukhri, i tradizionali pugnali ricurvi che ancora oggi portano come equipaggiamento standard, decapitarono due dei tedeschi, ma lasciarono gli altri due illesi, per seminare il terrore”.
Oppure ecco il resoconto di un Gurkha che uccise da solo 30 talebani in Afghanistan nel settembre del 2010. Si tratta del sergente Dipprasad Pun del 1° battaglione dei Royal Gurkha Rifles che ha combattuto da solo contro 30 soldati talebani nella provincia di Helmand. Pun stava facendo la guardia sul tetto di un posto di blocco quando i talebani si sono avvicinati da tutte le parti con granate e AK-47. Pun ha impiegato meno di un’ora per ucciderli tutti. Ha usato tutte le sue munizioni. 400 proiettili, 17 granate e una mina, dopo aver esaurito le munizioni, un combattente talebano è salito sul tetto, ma Pun è riuscito a fermarlo lanciandogli contro il treppiede della sua mitragliatrice. Pun ha ricevuto la Conspicuous Gallantry Cross dalla regina Elisabetta II a Buckingham Palace. Pun proviene da una gloriosa stirpe di Gurkha. Suo padre ha servito nei Gurkha Rifles, così come suo nonno, che ha ricevuto la Victoria Cross per un’azione in Birmania durante la Seconda Guerra Mondiale contro ai giapponesi.

Pun ha dichiarato, durante la cerimonia: “In quel momento non ero preoccupato, non c’era altra scelta che combattere. I talebani erano tutti intorno al posto di blocco, e io ero solo. Erano così tanti intorno a me che pensavo che sarei sicuramente morto; quindi, ho pensato di ucciderne il più possibile prima che mi uccidessero loro”.

