(di Francesca Romana Riello). Non arriva con gli sci ai piedi, ma con le parole, le immagini, la memoria. La montagna entra a Verona e lo fa da Casa Verona, nella Palazzina 20 dell’Arsenale, nuovo spazio della città pensato per ospitare incontri, racconti e momenti collettivi. Qui prende forma #SpiritoOlimpico, una rassegna che accompagna l’avvicinamento ai Giochi scegliendo di stare lontana dal solo racconto delle gare.
L’idea è semplice e ambiziosa insieme: riportare al centro lo sport come fatto culturale, umano, narrativo. Un racconto che attraversa la città e prova a costruire un ponte tra Verona e le terre delle Olimpiadi, tra pianura e Alpi, tra presente e memoria.

Buzzati e la montagna come misura
Dentro questo percorso trova spazio una figura che più di altre ha saputo raccontare la montagna andando oltre la cronaca: Dino Buzzati. Giornalista, scrittore, pittore e alpinista, Buzzati è stato uno dei narratori più originali delle Olimpiadi, capace di tenere insieme tensione agonistica e dimensione onirica, realtà e sogno.
Le sue cronache delle Olimpiadi di Cortina 1956 non inseguono il risultato. Raccontano piuttosto l’attesa, il silenzio, la paura, il coraggio. La montagna non è uno sfondo, ma una presenza che osserva e giudica. L’atleta diventa fragile, esposto, umano. «Buzzati, ha ricordato la curatrice Maria Teresa Ferrari , ha saputo raccontare i valori veri dello sport: l’affidarsi, la sfida con se stessi, la misura». Una lezione che parla anche all’alpinismo di oggi, chiamato sempre più a fare i conti con il limite e con un ambiente che cambia.

Quando la montagna scende in città: un’eredità che va oltre le gare
#SpiritoOlimpico nasce da un’alleanza pubblico-privata che coinvolge Due Torri Hotel, Masi Agricola e Destination Verona & Garda Foundation, con il patrocinio del Comune di Verona.
L’obiettivo è chiaro: costruire un racconto diffuso che accompagni la città dentro il tempo olimpico.
«Probabilmente è la prima volta che Verona vive un momento come questo», ha sottolineato l’assessora alle manifestazioni Alessia Rotta, ricordando l’impatto che Olimpiadi e Paralimpiadi avranno sulla città. Un impatto che non si misura solo in visibilità o presenze, ma nella capacità di lasciare qualcosa che resti.
Tra gennaio e marzo 2026, incontri, letture, dialoghi, mostre e cene narrative proveranno a tenere insieme sport, arte, vino, letteratura e testimonianze. Non per celebrare le medaglie, ma le storie che le attraversano. Perché la montagna, come insegnava Buzzati, non si conquista una volta sola. Si continua a raccontarla.

