(David Benedetti) L’ingresso dell’intelligenza artificiale nelle aule scolastiche sta cambiando rapidamente il modo di insegnare e apprendere. Strumenti capaci di scrivere testi, risolvere problemi matematici o tradurre lingue in pochi secondi sollevano una domanda cruciale: l’IA è un’opportunità o una minaccia per la scuola e per il ruolo dell’insegnante?
Vantaggi e criticità dell’intelligenza artificiale
Tra i principali vantaggi c’è la possibilità di personalizzare l’apprendimento. Le piattaforme basate sull’IA possono adattare esercizi e materiali al livello di ogni studente, aiutando chi è in difficoltà e stimolando chi procede più velocemente. Per i docenti, inoltre, l’IA può diventare un supporto prezioso nella preparazione delle lezioni, nella correzione di verifiche standardizzate e nella gestione del tempo, liberando energie da dedicare alla relazione educativa.

Non mancano però le criticità. Il rischio più evidente è l’uso passivo e scorretto da parte degli studenti, che potrebbero affidarsi all’IA per svolgere compiti senza sviluppare un reale pensiero critico. C’è poi il problema della valutazione: come distinguere il lavoro originale da quello generato da una macchina? A questo si aggiungono questioni etiche, come la tutela dei dati personali e il pericolo di ampliare il divario digitale tra chi ha accesso alle tecnologie e chi no.
In questo scenario, l’insegnante non è destinato a essere sostituito, ma a trasformare il proprio ruolo. Più che trasmettitore di nozioni, diventa guida, mediatore e facilitatore, chiamato a insegnare come usare l’intelligenza artificiale in modo consapevole e responsabile. L’IA, dunque, non è di per sé un nemico né un alleato automatico: è uno strumento potente. Sta alla scuola decidere se subirlo o governarlo, integrandolo in una didattica che metta sempre al centro le persone.
* insegnante Liceo Scientifico
