(di Francesca Romana Riello). Università di Verona, il piano per i prossimi tre anni. La rotta è chiara: attrarre, formare e soprattutto trattenere persone di valore, capaci di restituire al territorio competenze e impatto. È il cuore del Piano strategico 2026-2028 dell’Università di Verona, presentato in Consiglio comunale dalla rettrice Chiara Leardini.
Un passaggio non solo formale, ma politico nel senso più concreto del termine: condividere con la città una visione che guarda ai prossimi tre anni e al ruolo che l’Ateneo intende giocare nello sviluppo di Verona e del suo territorio.

Il Piano strategico e la città
«Il Piano strategico è il progetto per il futuro dell’Università di Verona, ha spiegato la rettrice, un Ateneo dinamico, in crescita, attento alla propria comunità, a partire da quella studentesca, che non vuole essere un’isola».
Il messaggio è chiaro: l’Università come parte viva della città, non come recinto separato.
La presentazione in Consiglio comunale è stata l’occasione per ribadire questa impostazione e per condividere con le istituzioni locali le linee di indirizzo strategico che guideranno l’azione dell’Ateneo nei prossimi anni.
Al centro del piano ci sono le persone: studentesse e studenti, docenti, ricercatrici e ricercatori, personale tecnico e amministrativo. Ma anche i partner istituzionali, le imprese e gli enti del territorio. Una comunità ampia, che oggi conta oltre 28 mila iscritti e più di 1.600 tra docenti, ricercatori e personale, distribuiti in 13 Dipartimenti, sei dei quali riconosciuti di eccellenza dal Ministero.

Numeri che pesano
I numeri aiutano a restituire la dimensione del progetto. Oltre 100 corsi di studio, compresi percorsi in lingua inglese e programmi con doppio titolo internazionale, una produzione scientifica elevata e una capacità crescente di attrarre finanziamenti competitivi, anche a livello internazionale.
C’è poi il tema dell’occupazione. A un anno dalla laurea, l’86% dei laureati magistrali e a ciclo unico dell’Ateneo trova lavoro, contro una media nazionale che si ferma al 78,6%, secondo i dati Almalaurea.
«Investire nell’Università di Verona significa investire nel futuro dei territori, ha sottolineato Leardini, ma attrarre e formare talenti non basta. L’obiettivo condiviso con le istituzioni è trattenerli». Un passaggio diretto, senza enfasi.
Il nodo è quello della fuga dei talenti, intrecciato alle sfide demografiche e sociali. Da qui la necessità di un lavoro condiviso tra università, istituzioni e sistema produttivo, per rendere il territorio più attrattivo e competitivo.
Dalla didattica ai territori attrattivi
Questo approccio prende forma nell’“Agenda Territori Attrattivi”, uno degli assi del Piano strategico, pensata per rafforzare la capacità di attrarre e trattenere giovani competenze, anche attraverso un investimento deciso sull’internazionalizzazione.
Il Piano si articola in sedici obiettivi, suddivisi in quattro aree strategiche: didattica, ricerca, valorizzazione delle conoscenze e internazionalizzazione. A queste si affianca un’area trasversale dedicata alla comunità studentesca, al benessere organizzativo, alla semplificazione dei processi e alla transizione digitale, compreso l’uso responsabile dell’intelligenza artificiale.
Il Piano strategico 2026-2028 è consultabile sul sito dell’Ateneo.

