(Giovanni Perez) Preceduta da dichiarazioni a dir poco infuocate, in un clima violento e surreale, l’attesa conferenza stampa alla Camera dei Deputati, organizzata dal deputato della Lega Domenico Furgiuele, è stata annullata per motivi di ordine pubblico, in seguito all’occupazione dell’aula da parte dei deputati del Partito Democratico, di AVS, M5s e Più Europa.
Le Associazioni riunitesi nel “Comitato Remigrazione e Riconquista”, avrebbero dovuto informare la stampa rendendo ufficialmente noti i contenuti di una Proposta di Legge di iniziativa popolare, in una logica di governo dei flussi migratori, riassunta con il termine, ben noto soprattutto in Germania, Inghilterra, Francia, di “remigrazione”.

I presunti “custodi” della Costituzione, oggi in azione coordinata, ne dimenticano però l’Articolo 1. La retorica resistenziale, decisamente degna di miglior causa, è risultata pretestuosa e fuori luogo, perché sposta e tende a rimuovere l’argomento in questione, che, loro malgrado, risulta essere indilazionabile, così come denunciato dagli osservatori intellettualmente più onesti di quanto sta accadendo attorno a noi. Ogni sincero democratico dovrebbe accettare l’eventualità che, anche intorno ad un tema di tale straordinaria importanza, qual è quello dell’immigrazione, il popolo italiano sia chiamato ad esprimersi.
Immigrazione intesa come diritto
Si tratta di stabilire non solo se la sostanziale politica delle porte aperte, dalla quale è derivata l’attuale società multietnica in fase di una sempre più decisa realizzazione, ma anche se si debba definitivamente considerare come un diritto “naturale” la facoltà di emigrare dove si vuole, modificando la fisionomia socio-culturale, economica e politica dello Stato e della nazione dove il migrante decide di trasferirsi, poco importa se in maniera regolare o irregolare.
Sono domande intorno alle quali il popolo italiano non ha mai avuto direttamente modo di pronunciarsi, affidandosi o alla mediazione dei partiti favorevoli alle politiche immigrazionistiche, o ai partiti che, almeno sulla carta, sarebbero contrari ad una immigrazione divenuta, al di là di tante, false attestazioni, un’autentica invasione.
Si tratta di due opposte concezioni dei fenomeni migratori, propria di quanti, nella migliore delle ipotesi, li giudicano e giustificano come ineludibili, perché conseguenza di una fatalità storica o della crisi demografica e di chi, invece, è convinto che un’Europa priva di radici e di identità spirituale, perciò multirazziale e multietnica, mai potrà trasformarsi nel “migliore dei mondi possibili”.

Remigrazione come soluzione
Che gli italiani possano finalmente esprimersi sull’argomento, che si vorrebbe erroneamente ridurre ad un riflesso dell’ideologia razzista, è sicuramente auspicabile, addirittura doveroso e rispettoso proprio di quei principi democratici e liberali di cui sono fin troppi coloro che si riempiono la bocca, spesse volte anche a sproposito, al botteghino della propaganda politica a buon mercato.
Le sinistre, questo vorrebbe la logica, non dovrebbero temere il fatto che gli Italiani possano pronunciarsi liberamente circa l’ipotesi di una remigrazione programmata su base volontaria. Se i partiti della sinistra volessero dimostrare davvero la loro democraticità, dovrebbero per primi attivarsi affinché sia raggiunto il numero necessario delle firme, non fare perciò ostruzionismo parlamentare e andare eventualmente ad un referendum, affinché si realizzi proprio l’Articolo 1 della Costituzione, laddove è scritto che la “sovranità appartiene al popolo”.
