(Attilio Zorzi) Ogni grande evento internazionale porta con sé una costante: la polemica. È accaduto con i Mondiali di calcio, con i vertici del G20, con i grandi summit sulla sicurezza globale. Accadrà anche con le Olimpiadi invernali di Milano-Cortina 2026.
Questa volta il copione è quello dell’“invasione ICE”: un acronimo evocativo, un racconto emotivo, pochi dati verificati. In alcuni casi, più fantasia che realtà.
Al centro del dibattito c’è l’Immigration and Customs Enforcement (ICE), agenzia federale statunitense nata nel 2003 all’interno del Dipartimento per la Sicurezza Interna (DHS). ICE non nasce per le Olimpiadi, non nasce oggi e soprattutto non è un corpo speciale mobilitato per operare in Italia. Le critiche al suo operato negli Stati Uniti, legate in particolare alle politiche migratorie, sono note e legittime, ma restano un tema di politica interna americana.

Milano-Cortina. La sicurezza è affidata alle Forze dell’Ordine italiane
Trasporle automaticamente nel contesto delle Olimpiadi italiane è un errore di prospettiva.
Chi ha esperienza diretta di grandi eventi internazionali, dal G20 a forum globali sulla sicurezza e la difesa, conosce bene i meccanismi. Quando arrivano delegazioni straniere su suolo italiano non arrivano forze di polizia straniere con pieni poteri. Arrivano invece liaison officers, personale di collegamento che ha una funzione precisa: coordinare la sicurezza delle proprie delegazioni, condividere informazioni e dialogare con le autorità locali.
Questi funzionari non arrestano, non controllano documenti, non gestiscono l’ordine pubblico. Tutte le competenze operative restano esclusivamente allo Stato ospitante. È un modello consolidato, applicato da decenni in occasione di vertici politici, eventi sportivi e manifestazioni di rilievo globale.
Sul punto è intervenuto anche il sindaco di Milano, Giuseppe Sala, chiarendo che la sicurezza dei Giochi sarà italiana. Una precisazione quasi superflua dal punto di vista giuridico, ma utile in un clima in cui l’allarme tende spesso a sostituire la verifica dei fatti.
Anche il governo e il Ministero dell’Interno hanno ribadito che non esiste alcuna cessione di sovranità, né alcun coinvolgimento operativo di forze straniere nella gestione dell’ordine pubblico. La cooperazione internazionale, quando presente, avviene all’interno di protocolli chiari e regolati, come avviene in qualsiasi grande evento ospitato da uno Stato democratico.

La polemica esplosa attorno a ICE dice molto più del clima politico e mediatico che dei contenuti reali. L’acronimo, fortemente connotato nell’immaginario pubblico, è diventato un catalizzatore emotivo. Ma i fatti raccontano altro: cooperazione tecnica, ruoli limitati, sovranità intatta.
ICE non “trasformerà” Milano, Cortina o Anterselva. Non pattuglierà le strade, non controllerà cittadini, non sostituirà le forze dell’ordine italiane. Alle Olimpiadi il vero spettacolo resterà quello sportivo, sulle piste e nei palazzetti.
Il resto è rumore. E, anzi, disinformazione e Fake news, portate avanti da chi non conosce la materia, e lavora contro l’interesse nazionale del nostro paese, alimentando divisioni e puntando solo ed esclusivamente a fare polemica, anche quando l’Italia grazie alle Olimpiadi ha un’occasione di lustro e visibilità unica sullo scenario mondiale.
