di Giovanni Perez
Per celebrare il “Giorno del Ricordo”, anche quest’anno a Verona sono previsti vari eventi e tutti di altissima qualità, in linea con i sentimenti e l’attenzione che questa ricorrenza merita. Soprattutto si segnala la mostra che sarà inaugurata presso la Sala Birolli (Ex Macello), in via Filippini, sabato 7 febbraio e che si protrarrà fino a domenica 15, per restare aperta al pubblico dalle ore 10 alle 12 e dalle 16 alle 18.
Si tratta di una mostra curata dall’Associazione Nazionale Venezia Giulia e Dalmazia e Andrea Tenci, con il supporto del Gruppo Alpini Verona Centro e mai arrivata nella nostra città, che raccoglie, con intenti soprattutto didattici, documenti, immagini, testimonianze riguardanti sia gli avvenimenti occorsi dopo l’8 settembre 1943, sia la vicenda dell’esodo forzato delle popolazioni italiane giuliano, istriano e dalmate per arrivare all’ancor più tragica vicenda delle foibe.
Tra gli altri eventi in programma, a Sona, nella Sala del Consiglio, l’11 febbraio Lamberto Maria Amadei presenterà il libro Giovani memorie fiumane, alla presenza di Marina Smaila, la cui vicenda ha ispirato quelle pagine e dell’editore, Angelo Paratico. Il giorno successivo, giovedì 12, presso il Teatro Nuovo di Verona, grazie al suo animatore Paolo Valerio, con inizio alle ore 10, Davide Rossi dialogherà con Simone Cristicchi e, a seguire, varie testimonianze saranno narrate da giovanissime voci recitanti, dirette dall’infaticabile Loredana Gioseffi, Presidente di ANVGD.

A Castelnuovo del Garda, sono previsti invece ben due appuntamenti. Il primo si svolgerà lunedì 9 febbraio alle ore 20,45, presso la Sala Civica in Piazza Libertà, sul tema: “Due date ereditate dal XX secolo: 27 gennaio e 10 febbraio”, con la partecipazione di Chiara Trotti e Marco Fasol. Il secondo, martedì 11 febbraio, presso la baita degli Alpini, sarà interamente dedicato alla memoria delle vittime delle foibe, ossia a quel barbaro metodo di sterminio e pulizia sia etnica che politica, di cui si resero responsabili le bande partigiane di Tito, anche a guerra finita.
Queste iniziative, alle quali si aggiungono quelle che si svolgeranno a Soave, Valeggio sul Mincio, San Zeno di Montagna, sono accomunate dalla difesa della verità storica e di una memoria che una perniciosa storiografia contrasta muovendosi lungo il miserabile tentativo revisionistico di giustificare addirittura le foibe, misconoscendo i loro consapevoli artefici e interpretandole come una legittima reazione alle violenze compiute dall’Esercito Italiano, da quello tedesco e, tanto per cambiare, dai fascisti. Questa la tesi di Claudia Cernigoi, di Eric Gobetti e di Giacomo Scotti, giusto per fare qualche nome.
Fortunatamente, esiste un’altra interpretazione storica, che ha il coraggio di affermare come sono andate veramente le cose. Per chi volesse approfondire la questione, consiglio la lettura di Donne, eroine, martiri delle foibe. Storie al femminile sulla frontiera orientale (1943-1945) di Valentina Motta, al quale aggiungerei, tra i molti altri, i libri di Marino Micich, Rosa Vasile, Fausto Biloslavo, Gigliola Alvisi, Egea Haffner, Frediano Sessi, autore di Foibe rosse. Vita di Norma Cossetto uccisa in Istria nel ’43.

In quelle terre che erano italiane da secoli, e che tali rimangono nei nostri cuori, senza illusori spiriti di rivalsa, gli eredi di quelle tragiche vicende, hanno quanto meno il diritto di non essere calunniati dagli eredi, invece, dei massacratori, affinché la memoria sia preservata e consegnata nella sua purezza alle future generazioni.
