(Claudio Beccalossi) Ha scatenato polemiche, reazioni e banale gossip il rifacimento pittorico d’un angelo, un cherubino (o, meglio, una vittoria alata), con le sembianze somiglianti alla presidente del Consiglio Giorgia Meloni, nel restauro da deturpazione per umidità, effettuato nel 2025, d’un affresco nella Cappella del Crocifisso o Cappella Nataletti (sovrastante il busto in marmo dedicato ad Umberto II di Savoia, scolpito dall’artista bulgaro Kiril Todorov) della basilica romana di San Lorenzo in Lucina, in stili romanico e barocco. L’angelo sulla sinistra sorregge la corona sabauda mentre il secondo (affine alla premier) stringe la carta d’Italia unita. 

Dipinto con Meloni. 5

Stando alla tradizione, la chiesa fu originariamente un luogo di riunione domestico cristiano voluto dalla matrona romana appunto Lucina, consacrata basilica nel 440 d. C. da papa Sisto III e dedicata a San Lorenzo (Valencia o Huesca, forse 31 dicembre 225/226 – Roma, 10 agosto 258), martire della persecuzione ordinata dall’imperatore Valeriano.

Il pittore (nonché sacrestano e restauratore-decoratore volontario) Bruno Valentinetti,  autore del “misfatto” (con tanto di firma apposta su un cartiglio, “Instauratum et exornatum Bruno Valentinetti AD MMXXV”) del quale il Vicariato di Roma ha affermato di non essere a conoscenza e di non avere autorizzato, finito subito nell’occhio del ciclone per la “sacrilega” riproduzione meloniana, ha sempre smentito l’accostamento affermando d’essersi ispirato al volto preesistente.

Dipinto con Meloni. 4

La fisionomia, però, è risultata troppo diversa da quella passata e con palese attinenza alla leader di Fratelli d’Italia, costringendo lo stesso autore a coprire la faccia “impropria”, in ossequio a precise indicazioni degli stessi Vicariato, Soprintendenza e Vaticano, prima della nuova raffigurazione, più… politicamente corretta, stavolta basata sull’originale danneggiato ed affidata ancora non si sa a chi.

Il volto meloniano non c’è più

La “mano di bianco” ha fatto tirare un sospiro di sollievo al parroco, mons. Daniele Micheletti, scontento dell’accresciuto afflusso di gente in basilica, anche in gruppi numerosi, attirato non dalla fede o dai tanti capolavori (come la Crocifissione del pittore bolognese Guido Reni sull’altare maggiore, il settecentesco battistero dell’architetto marchigiano Giuseppe Sardi, la cappella Fonseca con progetto e busto marmoreo del committente opere dell’architetto, pittore e scultore napoletano Gian Lorenzo Bernini ecc.) ma, più che altro, dalla curiosità per il neo ritratto strombazzato dai media con cui molti si sono scattati selfies, nel vociare di disturbo al raccoglimento del luogo.

Eglise Notre Dame de la Defense a Montre al dans le quartier Petite Italie. 3

Campa Mussolini equestre nella Madonna della Difesa, a Montréal

Il riferimento “politico” in un luogo sacro riporta a quanto è invece presente (senza accese “crociate” cancel culture) nell’église de Notre Dame de la Défense (chiesa della Madonna della Difesa), nel quartiere denominato Petite Italie (per l’alto tasso di connazionali che vi si sono insediati soprattutto tra il XIX e XX secolo, prima ondata d’emigrazione) di Montréal (Québec, Canada). L’esatta ubicazione è 6800 Henri Julien Avenue, all’angolo con Dante Street  (Jean Talon o Beaubien metrostations), nel distretto di Rosemont La Petite Patrie. Officianti furono dapprima i padri Servi di Maria e, poi, quelli della Fraternità sacerdotale dei missionari di San Carlo Borromeo. 

Eglise Notre Dame de la Defense a Montre al dans le quartier Petite Italie. 4

Cuore cattolico della più datata comunità italiana nel Paese nordamericano, inserita tra i siti storici nazionali del Canada, venne edificata a loro spese da immigrati, soprattutto del Molise (Associazione Rosacalandese di Montréal), in accostamento nostalgico al santuario diocesano omonimo che sorge su un colle in località Difesa, ad una manciata di chilometri da Rosacalenda (Campobasso), eretto tra il 1896 ed il 1898, su autorizzazione del vescovo di Lerino, in fervida conseguenza di eventi interpretati come miracolosi che sarebbero avvenuti attorno al 1859.

La solennità liturgica del santuario è celebrata alla quarta domenica di settembre, in memoria della collocazione della statua della Madonna col Bambino, nel 1901, realizzata in terracotta dalla scultrice Amalia Dupré (Maria Luisa Amalia Dupré, Firenze, 26 novembre 1842 – Firenze, 23 maggio 1928). 

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Guido Nincheri

La chiesa neoromanica della Madonna della Difesa di Montréal (su progetto di Roch Montbriand e Guido Nincheri), dall’ampia cupola e dalla facciata in mattoni, trovò consacrazione nel 1919 mentre gli affreschi della volta dell’abside furono realizzati dallo stesso Nincheri (Prato, 29 settembre 1885 – Providence, Rhode Island, Usa, 1° marzo 1973, architetto, pittore e decoratore), tra il 1927 ed il 1932.

Se lo “scandalo” si sarebbe infiammato altrove, qui, invece, il rispetto (la storia è storia!) accolse ed accoglie tuttora, nonostante qualche tentativo d’epurazione non andato a buon fine e sanato con un compromesso tra certi parrocchiani ed i padri officianti, le pitture murali di Nincheri che, tra molto altro, raffigurano Benito Mussolini a cavallo, nella rievocazione degli accordi sottoscritti l’11 febbraio 1929 tra il Regno d’Italia e la Santa Sede e passati alla storia come Patti Lateranensi. Nella volta dipinta appaiono pure, alla sinistra del Duce, papa Pio XI (al secolo Achille Ratti) sulla sedia gestatoria tra vari prelati e, a destra, Guglielmo Marconi accanto a gerarchi fascisti.

   Della serie tollerata “Il diavolo e l’acqua santa”?