Da Verona un messaggio di sfiducia e accuse di tradimento

(Stefano Valdegamberi*) Durante Fieragricola ho raccolto un sentimento diffuso e profondo di sfiducia tra agricoltori, allevatori e operatori del settore, legato in modo diretto all’accordo UE-Mercosur e al comportamento del Governo italiano.
Nei mesi scorsi, nelle dichiarazioni pubbliche e negli incontri con le organizzazioni agricole, il Governo aveva più volte espresso forti riserve sull’accordo Mercosur, definendolo rischioso per l’agricoltura italiana, per la tenuta dei prezzi e per la concorrenza con produzioni che non rispettano gli stessi standard ambientali, sanitari e sociali richiesti in Europa.

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cartelli di protesta degli imprenditori agricoli


Parole che nei territori avevano generato aspettative e fiducia. Ma alle dichiarazioni non è seguito un comportamento coerente. Quando il dossier Mercosur è arrivato al voto nelle sedi europee, l’Italia ha espresso un voto favorevole. Un voto che, secondo le ricostruzioni politiche, è risultato determinante per il raggiungimento della maggioranza qualificata necessaria all’approvazione dell’accordo.
L’intesa UE-Mercosur è dunque passata anche e soprattutto grazie al sì dell’Italia, nonostante l’opposizione di altri Paesi membri. Francia, Polonia, Austria, Irlanda e Ungheria hanno votato contro, riconoscendo apertamente le criticità segnalate dal mondo agricolo. Il Belgio si è astenuto.

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Stefano Valdegamberi

L’Italia, invece, ha scelto di sostenere l’accordo, assumendosi una responsabilità politica diretta nel suo avanzamento.
In fiera non ho ascoltato polemiche ideologiche, ma preoccupazioni concrete: concorrenza sleale, mancanza di reale reciprocità sulle regole, rischio di importazioni a basso costo, ulteriore pressione sui redditi agricoli e sulle filiere di qualità del nostro Paese. A queste preoccupazioni oggi non corrisponde una linea politica chiara e coerente.

Sul trattato Mercosur l’Italia determinante

È proprio questo scarto – tra ciò che si annuncia pubblicamente e ciò che si vota a Bruxelles – ad aver alimentato la sfiducia che ho percepito con forza. La politica non può continuare a rassicurare agricoltori e allevatori nelle fiere e nei territori, per poi fare scelte opposte quando conta davvero.
La credibilità delle istituzioni si misura nella coerenza tra parole e atti. Il messaggio che arriva dal mondo agricolo è semplice e potente: servono scelte trasparenti, assunte alla luce del sole, e la responsabilità di dire chiaramente da che parte si sta.
Ignorare questo segnale significa allontanarsi ulteriormente da uno dei settori più strategici, identitari e già duramente messi alla prova del nostro Paese.

* Consigliere regionale della Lega