(David Benedetti*) Scaglionare le vacanze per aiutare il turismo. È questa una delle proposte rilanciate dalla ministra Daniela Santanchè per rendere più sostenibile e competitivo un settore che soffre da anni di forti concentrazioni stagionali. L’obiettivo è chiaro: distribuire i flussi lungo l’arco dell’anno, evitare il tutto esaurito di agosto e il deserto dei mesi intermedi, garantendo lavoro più stabile e territori meno sotto pressione.

Dal punto di vista economico, l’idea ha una sua logica. Alberghi, ristoranti e servizi potrebbero respirare, mentre le località turistiche uscirebbero dalla morsa dell’overtourism concentrato in poche settimane. Ma come spesso accade quando si parla di calendari e ferie, il nodo vero è un altro: chi paga il prezzo dei cambiamenti?

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Nel dibattito pubblico si parla molto di imprese, lavoratori e famiglie, ma poco o nulla dei ragazzi. Scaglionare le vacanze significa, inevitabilmente, mettere mano al calendario scolastico. Un sistema che oggi resta ancorato a schemi rigidi, con lunghi stop estivi e poche alternative, e che fatica già a rispondere alle esigenze educative e sociali degli studenti.

Per i più piccoli il rischioè evidente: periodi di chiusura più frammentati senza un adeguato potenziamento di centri estivi, attività culturali e servizi pubblici. Scuole fatiscenti sprovviste di aria condizionata con aule inadatte a svolgere le lezioni in mesi caldi. 

Per gli adolescenti, invece, si apre la questione del tempo “vuoto”, spesso non accompagnato da opportunità formative o di socializzazione. Senza investimenti strutturali, la flessibilità rischia di tradursi in disuguaglianze, penalizzando le famiglie che non possono permettersi soluzioni private.

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Ripensare le vacanze può essere una leva utile per il turismo e per l’economia. Ma se il cambiamento non tiene conto del mondo della scuola e dei bisogni dei ragazzi, il rischio è di costruire un sistema più efficiente per gli adulti e più fragile per le nuove generazioni.

La domanda sorge spontanea: mentre si ridisegna il tempo degli adulti, qualcuno sta davvero pensando a quello dei ragazzi ?

* insegnante Liceo Scientifico