Veneto, sanità a due velocità: chi può paga, gli altri chiedono un prestito e pagano a rate
Sanità in Veneto, visite a rate e liste d’attesa infinite: quasi 200 mila persone chiedono un prestito per curarsi e pagano a rate pur di fare una visita subito. In Veneto la salute non è più uguale per tutti: o si paga subito o si aspetta all’infinito. E quando l’attesa diventa insostenibile, l’unica via rimasta è il debito. Il quadro che emerge dall’indagine commissionata da Facile.it all’istituto di ricerca mUp Research, scuote le fondamenta di quella che un tempo era considerata l’eccellenza sanitaria nazionale.
Nel 2025, quasi un milione di veneti, 950 mila sottolinea il report, ha gettato la spugna, rinunciando a visite o esami. Le ragioni? Un mix letale di barriere economiche e tempi d’attesa biblici. Non è solo una questione di pigrizia burocratica: oltre 3 pazienti su 4 si sono scontrati con il muro delle “liste d’attesa chiuse”, ovvero l’impossibilità fisica di prenotare anche solo un appuntamento.

Il “mutuo” per una risonanza: i numeri del debito
Davanti al bivio tra salute e portafoglio, il 79% dei veneti ha scelto la sanità privata almeno una volta nell’ultimo anno. Ma il conto è salato: la spesa media per una singola prestazione in solvenza è stata di 395 euro. Per molti, questa cifra rappresenta un ostacolo insormontabile senza un aiuto esterno.
Sono infatti circa 200 mila i cittadini veneti che hanno chiesto un prestito a banche, finanziarie o parenti pur di non rimandare un controllo vitale. Secondo l’Osservatorio congiunto Facile.it – Prestiti.it, le richieste per spese mediche valgono ormai il 4% del totale dei finanziamenti in regione.
L’identikit di chi si indebita per curarsi
Importo medio richiesto: 6.092 euro. Piano di rientro: 130 euro al mese per ben 54 rate (quattro anni e mezzo di debiti per una cura). Profilo: l’età media è di 48 anni (contro i 43 delle altre tipologie di prestito) e nel 42% dei casi si tratta di donne.

Verona: il caso del “Cup bloccato”
Sebbene la Regione segnali miglioramenti statistici sui tempi d’attesa per le prestazioni urgenti, la realtà vissuta quotidianamente ai telefoni del Cup di Verona racconta una storia diversa. Recentemente, sono state denunciate situazioni limite nel territorio scaligero: per esami diagnostici cruciali come la colonscopia, le disponibilità presso le strutture pubbliche di Verona sono arrivate a segnare date parecchio lontane.
Se il diritto alla cura diventa un bene di lusso
È un risveglio amaro per una regione che ha sempre fatto del sistema sanitario il proprio vanto. Il dato dei tanti veneti che pagano a rate la propria guarigione non è solo una statistica economica, è il segnale di un contratto sociale che si sta spezzando. Quando un cittadino di 48 anni deve pianificare 54 rate mensili per finanziare un intervento o una serie di esami, la sanità smette di essere “pubblica” e diventa “finanziaria”.
La prevenzione, che dovrebbe essere il primo baluardo del sistema, diventa un lusso per chi può permettersi la rata. Se non intervengono sulla radice del problema — la carenza di personale e l’imbuto delle prenotazioni — il rischio è che la salute in Veneto diventi come un’auto o un elettrodomestico: un bene che possiedi solo se hai un buon merito creditizio.
Indebitarsi per un elettrodomestico può essere una scelta. Indebitarsi per una visita cardiologica o un esame oncologico non dovrebbe mai diventare una necessità. Il punto non è demonizzare il credito al consumo, che può rappresentare un aiuto concreto in momenti di difficoltà. Il punto è chiedersi perché sempre più persone debbano ricorrervi per una visita medica.
La sanità pubblica nasce per garantire accesso universale alle cure, indipendentemente dal reddito. Quando però le liste d’attesa diventano così lunghe da rendere una prestazione di fatto irraggiungibile, la scelta non è più tra pubblico e privato: diventa una scelta tra pagare o rinunciare. Il rischio è quello di una sanità a due velocità, dove la tempestività delle cure dipende dal conto corrente. In territori dinamici e produttivi come il Veneto — e realtà urbane importanti come Verona — il dato è ancora più evidente.
