(di Gianni Schicchi) Serata straordinaria e fuori dalle consuetudinarie esibizioni di un concerto classico, quella organizzata da I Virtuosi Italiani al Teatro Ristori nel presentare il celebre Quintetto Brass Gomalan impegnato nel progetto Aida di Verdi. La rinomata formazione di fiati, ormai famosa in tutta Europa per il suo vasto repertorio classico e pop, si è proposta in una rivisitazione tutta nuova del grande capolavoro verdiano, diventato ormai il fiore all’occhiello delle sue esibizioni.
I cinque interpreti del complesso provengono tutti da esperienze di lavoro maturate con importanti formazioni orchestrali e lo hanno dimostrato con un’esibizione di grande rilievo sotto il profilo esecutivo. Fra loro: Marco Pierobon, per anni prima tromba nelle orchestre del Maggio Musicale Fiorentino sotto la direzione di Zubin Mehta e dell’Accademia di Santa Cecilia con Antonio Pappano, si è esibito come solista con formazioni statunitensi e della Scala di Milano. L’altra tromba, Francesco Gibellini, è stato a lungo prima parte nelle orchestre Toscanini, Opera Italiana, Teatro Regio di Parma, Filarmonica Italiana, Filarmonia Veneta e membro di altri ensemble di ottoni a Modena e Reggio Emilia. Dal 2016 è docente di tromba al liceo musicale “A. Bertolucci” di Parma.
Nilo Caracristi al corno, dopo il diploma si è perfezionato a Chicago con Dale Clevenger e a Oslo con Froydis Ree Wekre. È stato primo corno del Teatro San Carlo di Napoli, quarto corno dell’Arena di Verona e primo del Teatro Verdi di Trieste, città dove è titolare della cattedra del conservatorio. Stefano Ammannati, dal 1990, è basso tuba nell’orchestra del Teatro Carlo Felice di Genova, con numerose collaborazioni con le maggiori fondazioni lirico-sinfoniche, da La Scala, Accademia di Santa Cecilia, La Fenice di Venezia, Teatro Regio di Torino, Orchestra della RAI, Maggio Musicale Fiorentino. Infine Gianluca Scipioni, da oltre vent’anni primo trombone nell’orchestra del Teatro Regio di Torino, ha ricoperto lo stesso ruolo in Rai, Accademia di S. Cecilia e Scala, ed è docente al conservatorio Puccini di La Spezia.

Il progetto Aida, hanno raccontato gli esecutori, “è la grande sfida che lanciamo all’inespugnabile fortezza della lirica, non per ridicolizzare un capolavoro, ma per renderlo fruibile e comprensibile a chi non lo conoscesse o per farlo apprezzare ancora di più a chi ne sapesse già decodificare il linguaggio e le intenzioni”. I cinque in costume, con l’accompagnamento de I Virtuosi Italiani diretti dal maestro Leonardo Benini, hanno così suonato, cantato, interpretato, recitato e ballato l’opera, trasformandosi di volta in volta nei personaggi di Aida, Radames, Amneris, Il Faraone, Amonasro, in un rapido susseguirsi di arie, musica e prosa.
I ventitre arrangiamenti per quintetto, collegati da scene recitate, hanno accompagnato l’ascoltatore nella fitta trama della vicenda, in un divertissement spassoso e serio. L’esecuzione è risultata davvero coinvolgente grazie all’avvincente sinergia dei cinque interpreti, tra abilità esecutiva e coinvolgimento teatrale. Fra i numeri più meritori: la danza delle sacerdotesse, il duetto del terzo atto Aida-Amonasro, l’aria di Amneris interpretata da Marco Pierobon, e la Marcia del trionfo, con le due trombe a suonarla dai palchi del teatro.
Il Gomalan Brass ha concesso una lunghissima serie di bis, iniziata con il Gabriel’s Oboe di Morricone. Il merito della serata è stato condiviso con I Virtuosi Italiani, rinforzati nell’organico e guidati dal maestro Leonardo Benini, che hanno regalato come bis la difficilissima Danza dei piccoli schiavi mori. Il pubblico, numeroso e in gran parte giovane, è rimasto affascinato dalla straordinarietà della serata, salutandola con lunghi applausi ritmati.
