Federico Dal Cortivo per l’Adige di Verona ha intervistato Armando Savini, economista e saggista, autore del libro “Sovranità, debito e moneta-Dal Quantum Financial System al Nuovo Ordine Multipolare” e ultimamente de “La moneta di Orwell. Come difendersi dal totalitarismo digitale”.

Dott. Savini ogni giorno si sente parlare del cosiddetto debito pubblico, di banche centrali, di BCE, Federal Reserve, FMI, tutti organismo che dettano le regole agli Stati e si sono da tempo sostituiti alla politica in Occidente, ci vuole spiegare lo sviluppo storico di questo potere?

Il mito del debito pubblico

«Credo che sia necessario sfatare alcuni miti. Primo tra tutti, quello del debito pubblico, che alcuni hanno dipinto come un “macigno”, espressione triste e a mio avviso poco attinente al reale, usata perlopiù a fini “terroristici”. Per capire la portata di queste mie affermazioni, bisogna comprendere – nel senso di prendere con sé – cosa sia il debito pubblico e che ruolo giochino il Governo e la Banca centrale. I titoli del debito pubblico sono anzitutto moneta che paga un interesse e costituiscono passività di Stato al pari della moneta legale, al punto che il sistema  bancario fa largo uso di questi titoli come moneta.

Qualche anno fa, ricordo che il top economist della scuola di Chicago John H. Cohcrane auspicava l’estensione dell’uso dei titoli del debito a famiglie e imprese non bancarie, che in fin dei conti è quanto sta accadendo oggi negli USA sotto l’Amministrazione Trump.

Armando Savini
Armando Salvini

Il Genius Act del 2025 prevede proprio che enti bancari non possano emettere stablecoin con sottostante in titoli del debito pubblico americano. In un certo senso, l’Amministrazione Trump sta cercando di riappropriarsi della politica monetaria, bypassando la FED di Powell, che di abbassare i tassi di interesse non ne vuole sapere. In Europa, la BCE si è appropriata della politica monetaria degli Stati europei, anche se è da tener presente che la titolarità appartiene ancora allo Stato. Gli Stati membri hanno ceduto infatti l’esercizio della funzione monetaria, delegandola ad un ente terzo, cioè, la Banca centrale europea, che non è la banca dei Governi ma un ente sovranazionale che limita i poteri dei Governi sottomessi ai  parametri di Maastricht.

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In precedenza, la banca centrale era la banca del Governo, serviva il Governo e la sua politica pubblica. Poi alcune correnti hanno cominciato a minare questo sodalizio, gridando che la banca centrale deve essere indipendente. Ma questa è solo un’illusione. Una banca centrale indipendente non esiste. Se non risponde al Governo, risponde a qualcun altro. Nel nostro caso alla finanza a stelle e strisce. In Italia abbiamo assistito al cosiddetto divorzio tra Banca d’Italia e Governo, un evento potremmo dire “soft”, almeno dal punto di vista formale, in quanto è avvenuto in silenzio e in maniera consensuale, senza steccati o grida di battaglia. 

Uno scambio epistolare tra l’allora ministro del Tesoro Andreatta e il Governatore della Banca d’Italia Ciampi. Mediante lettere “informali”, il ministro sollevò la Banca d’Italia dall’obbligo di acquistare i titoli del debito pubblico, facendo innalzare i tassi di interessi e, di conseguenza, l’entità del debito pubblico, grazie anche al ricorso abusivo all’asta marginale, procedimento che tende a piazzare i titoli del debito al tasso di interesse più alto, favorendo le grandi banche (primary dealers). La tanto temuta inflazione, infine, non diminuì ma crebbe nei decenni, soprattutto con l’emissione dell’euro, il cui obiettivo è sempre e solo stato la difesa del potere d’acquisto della moneta!

Oggi il nostro debito pubblico è emesso in una valuta estera (euro) ed è detenuto  strategicamente dalle grandi banche d‘affari americane, sotto la costante minaccia di un innalzamento dello spread. Originariamente, però, non era così. Lo Stato acquistava beni e servizi dal settore non governativo, puntando alla piena occupazione, pagava con moneta di propria emissione o chiedeva uno scoperto alla sua banca centrale, emettendo in cambio titoli del debito, e tutto funzionava. Poi qualcosa cambiò e non a nostro beneficio».

D: Nel suo libro lei cita Henry Ford quando affermò  “che se il popolo capisse il funzionamento del sistema bancario scoppierebbe una rivoluzione entro il mattino successivo”, che cosa intendeva esattamente il grande imprenditore statunitense? Come è strutturato oggi questo potere e chi detiene realmente la sovranità sulla moneta oggi in Occidente e nel mondo subordinato ad esso?

La moneta creata dal nulla

«La creazione della moneta dal nulla è un processo quasi alchemico. Il 99% dell’offerta di moneta è creata oggi dalle banche commerciali. È tutta contabilità, che trae il suo potere liberatorio dall’1% di moneta legale. La moneta bancaria, che in realtà è credito e non moneta in senso stretto, ha valore solo perché è – almeno in teoria – convertibile in moneta legale in rapporto 1:1, cioè, a ogni euro di credito commerciale dovrebbe corrispondere un euro di moneta legale emessa dalla banca centrale.

Ma in pratica non è così. Se oggi tutti andassero a prelevare contante dagli sportelli, crollerebbe il sistema bancario, poiché il 99% della moneta bancaria è coperta solo dall’1% della moneta legale, quindi il rapporto 1:1 va a farsi friggere. La sovranità effettiva è detenuta oggi dal sistema finanziario, che piazza i suoi (ex) dipendenti e conniventi ai vertici delle istituzioni.

Klaus Schwab lo ha detto chiaramente: “abbiamo infiltrato tutte le istituzioni”. Chi detiene lo scettro della moneta decide sul destino dei popoli, in quanto condiziona gli scambi, i risparmi, la crescita economica, la proprietà privata e la libertà individuale. La moneta è ciò che libera dalle obbligazioni. Se per essere libero devi pagare, non sei più libero. Per questo è fondamentale riappropriarsi della moneta che è e deve essere un bene pubblico». 

L’Unione Europea si può definire secondo lei una costola funzionale al sistema bancario, così come la City londinese e Wall Street lo sono a livello più alto?

«Credo che l’immagine sia molto eloquente e vicina alla realtà dei fatti. L’UE non risponde ai bisogni dei popoli ma a delle élite finanziarie, i cui rappresentanti forniscono agli euroburocrati  persino le bozze dei disegni di legge, che questi ultimi approvano molto spesso senza capire alcunché. D’altronde è così che li vogliono: saccenti, mediocri e ricattabili. Ultimamente anche bionde».

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In Italia dopo le riforme in campo sociale degli anni “30, che hanno visto il controllo dello Stato sul sistema bancario, le banche IRI ad esempio o la Banca Nazionale del Lavoro, si assistette nel secondo dopoguerra ad un affermarsi delle cosiddette “partecipazioni statali” che anteponevano anche in questo caso una preminenza della politica sull’economia.

Poi a partire dalla Legge Amato n. 218 del 1990 e con il Decreto legislativo n. 356 del 1990, si arrivò alla privatizzazione del sistema bancario nazionale e di lì a cascata dal 1992 in poi iniziarono le grandi privatizzazioni di assetti importanti dello Stato…e si giunse alla Legge 1/2012 dove fu inserito nella Costituzione il” pareggio di bilancio”. Ci può spiegare come ciò sia potuto avvenire e quali conseguenze hanno avuto per l’Italia?

«Se al Governo vengono piazzati esponenti del settore bancario, non deve sorprendere che la legge dello Stato costituisca il veicolo principale della finanziarizzazione dell’economia. Amato, mentre era capo del Governo, rivestiva anche il ruolo di consulente strategico di Unicredit. Un conflitto d’interessi grosso quanto una casa. Ma sembra che nessuno vide l’elefante nella stanza, soprattutto chi era chiamato a vigilare. Il processo di privatizzazione di asset strategici è il primo step di una visione di lungo periodo, che sfocia nel noto motto WEF “Non possederai nulla e sarai felice”.

Le valute digitali come le CBDC e le stablecoin, sono la ciliegina sulla torta. Con la fine del contante, i risparmi dei lavoratori restano in mano ai percettori di profitto bancari e non bancari, e la programmabilità della valuta digitale – che non è moneta in senso stretto ma costituisce una sorta di moneta-piattaforma – fa sì che i lavoratori non possano più disporre liberamente dei loro risparmi e delle loro scelte di spesa. Compri ciò che vogliono loro, quando dicono loro e quanto dicono loro. E se si è creata troppa moneta nel sistema e a causa di ciò l’inflazione schizza alle stelle, si procederà a far evaporare moneta nelle forme e nei tempi definiti dai signori della moneta digitale.

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Non sarà più necessario ricorrere a guerre o a pandemie. Basterà un click per disattivare la moneta di chi ha superato la sua soglia di CO2 o di chi ha osato contraddire il sistema o di chi non ha assunto farmaci sperimentali. E tutto ciò potrebbe avvenire automaticamente. Per quanto riguarda il pareggio di bilancio inserito in Costituzione, che i tedeschi stanno invece cercando di togliere, esso è un limite al potere pubblico, un limite alla crescita economia garantita dalla Costituzione, e soprattutto, il pareggio di bilancio, come ho dimostrato nel mio ultimo libro “La moneta di Orwell.

Come difendersi dal totalitarismo digitale”, non fa altro che aumentare il ricorso da parte di famiglie e aziende non bancarie (PMI) alla moneta-debito emessa dalle banche commerciali. Lo Stato che è in teoria un emittente di moneta, viene trasformato in un fruitore di moneta, al pari di famiglie e aziende non bancarie. Il pareggio di bilancio è un modo per ridurre la creazione di moneta pubblica e lasciare spazio alla creazione di moneta-debito privata orientata al profitto».

La sovranità nazionale, questa sconosciuta si potrebbe affermare, non solo in Italia, ma anche in gran parte dell’Europa è da decenni sotto scacco. Secondo lei quali sono i passi necessari per riacquistare la nostra sovranità? Vede dei segnali in Italia per un’inversione di marcia?

«La disintegrazione dell’Unione europea innescata dalla nuova geopolitica globale potrebbe essere l’occasione per ritornare alla sovranità monetaria. Ma non è sufficiente. Serve anche una sovranità politica, militare e tecnologica. La Russia oggi è un chiaro esempio di Stato sovrano».

Infine dott. Savini pensa che con gli accadimenti internazionali a cui stiamo assistendo, sconfitta della Nato in Ucraina, ascesa sempre più della Cina come attore economico e rafforzamento dei Brics, il dominio che fino ad oggi appariva indiscusso della finanza apolide legata alle grandi banche centrali dell’Occidente e alla globalizzazione, sia sul viale del tramonto? Grazie Federico Dal Cortivo.

«Tramonta un sistema e ne sorge un altro. Il Nuovo Ordine Mondiale progettato dalla finanza apolide ha mostrato chiaramente i suoi limiti, cioè, che un sistema di controllo globale incentrato su un egemone non funziona. Il mondo è maledettamente complesso e, una volta  decomplessificato (a questo serve una pandemia), l’unico modo per controllarlo è quello di spacchettare il potere, cioè, di riorganizzarlo in sottounità specializzate secondo il principio di complessità di Luhmann.

Di qui, il Nuovo Ordine Multipolare, un sistema all’insegna delle valute digitali, dove il mondo viene suddiviso in aree di influenza. È curioso che già negli anni Settanta, nel secondo rapporto del Club di Roma (cfr. Mesarovic, M., Pestel, E., L’umanità a una svolta. Strategie per sopravvivere, Arnoldo Mondadori Editore, Milano, 1974) si parlasse di un sistema mondiale suddiviso in dieci regioni – cioè dieci sottoinsiemi interdipendenti del sistema mondo – auspicabilmente sottomesse ad un organismo sovranazionale. Anche Huxley, nel suo Nuovo Mondo (1932), parlava di «Dieci Governatori Mondiali».