(Angelo Paratico) Venerdì 20 febbraio, alle ore 20, a San Rocco di Quinzano Ciriaco Offeddu presenterà il suo best seller Istella Mea, una lettera d’amore dedicata alla Sardegna e alla sua gente.
Conosco Ciriaco da molti anni. Ci eravamo incontrati a Hong Kong, dove lui viveva su una grande barca di legno di mogano ormeggiata davanti a un resort, ben riparata dai tifoni che colpiscono la megalopoli asiatica. Abbiamo poi condiviso tante esperienze umane e letterarie, vi abbiamo girato un documentario, dedicato a padre Gaetano Nicosia, un salesiano che aveva passato la metà della sua esistenza in un lebbrosario di Macau e si era poi spento a Hong Kong all’età di 103 anni. Con Ciriaco avevamo poi organizzato un festival letterario dedicato alla sua amata concittadina, Grazia Deledda. Ciriaco aveva già allora un passato notevole, come ingegnere elettronico all’Olivetti ma era sempre più attratto dalla poesia e dalla letteratura.
L’amicizia con Offeddu

Gli anni del nostro sodalizio orientale non sono andati perduti, me ne rendo conto sfogliando le pagine del suo capolavoro Istella Mea pubblicato dall’editore Giunti. Fra quelle righe a volte mi capita di rivedere tracce dei nostri incontri, scontri, discussioni storiche e politiche e delle nostre passioni. Il suo libro era rapidamente salito in cima alla classifica delle vendite. Questo mi rende molto felice, perché so che il suo successo è assolutamente meritato.

Riporto alcune righe di una recensione di Manuela Sitzia, che ha ben colto i tratti fondamentali di Istella mea:
Lo stile narrativo di “Istella mea”, non dissimile dallo stile dei contos de foghile propri della tradizione millenaria dell’Isola, è puntellato da metafore suggestive (“il ricordo scatta come una pattadese”) e da frasi che calano come verdetti a definire le vicende dei protagonisti (“vivo in attesa come una fionda”). La narrazione riscrive la realtà amalgamando elementi reali e immaginifici in una miscellanea che li rende indistinguibili, e con un’intensità che rimanda al realismo magico di Marquez. In questo parallelismo, Nuoro, come Macondo, diventa paradigma dell’esistenza umana. Ma se i membri della famiglia Buendìa appaiono travolti da un destino ineluttabile, nelle pagine di “Istella mea” i personaggi, le cui solitudini si sfiorano e si corrompono, combattono contro la sorte che li perseguita”.
