(Antonio Fasol*) Malgrado il clima di diffusa intolleranza quando non ostilità alla dimensione religiosa in generale e ad una serpeggiante prevenzione sociale sulle “conversioni” personali, tanto più quando coinvolgono personalità di rilievo politico o di spessore culturale, va registrata con favore una nuova ondata di conversioni eccellenti, nella fattispecie alla fede cristiana e cattolica in particolare. Essa rappresenta peraltro soltanto la punta di iceberg di un generale risveglio religioso e spirituale, che sembra proprio smentire, se ce ne fosse ancora bisogno, la pretesa sociologica – ed ideologica – di un inarrestabile processo di secolarizzazione.
Per la verità, il fenomeno in sé non è nuovo, e largamente diffuso in modo direttamente proporzionale al livello di libertà religiosa garantito politicamente, del quale, anzi, diventa spesso una sorta di cartina di tornasole, in particolare nei regimi nei quali la religione non si distingue dalla laicità dello stato, e scivola piuttosto verso forme più o meno mascherate di teocrazia religiosa.
Le conversioni trendy degli anni scorsi
Va altresì riconosciuto però che fino a poco tempo fa le uniche “conversioni” riportate puntualmente e con ampia risonanza dai media, oltre che tendenzialmente trendy, e che non casualmente spesso vedevano protagonisti personaggi dello sport e dello spettacolo (da Richard Gere a Roberto Baggio ad Orlando Bloom), erano quelle rivolte a religioni o movimenti religiosi orientali (dal Buddismo ai gruppi di matrice induista, ecc.), esoticheggianti o comunque per definizione alternativi.

Le stesse conversioni all’Islam, a prescindere dalle modalità o dalle strumentalizzazioni ideologiche, erano viste sostanzialmente con curiosità se non con compiacente simpatia, se non altro per lo smacco, pur in tal caso sferrato mimeticamente, che esse conferivano alla “tradizione” occidentale e alla fede cristiana in particolare.
Non importava poi, o comunque faceva parte di una cultura e di una antropologia da rispettare acriticamente e da tutelare, se nell’ambito della dottrina e prassi di tali religioni, incarnate in teocrazie di fatto, non venivano sempre rispettati i diritti umani, la parità della donna in termini politici, sociali ed economici, la laicità dello stato e la stessa libertà religiosa.
In tale quadro emblematicamente ostile alla fede cristiana, le “inevitabili” conversioni ad essa erano di norma attribuite nella migliore ipotesi all’ingenuità o ignoranza dei soggetti, ma spesso e volentieri alle forzature e costrizioni imposte da “missionari” fanatici, aggressivi e troppo zelanti.
Nonostante tale contesto socio-culturale pare proprio che la ricerca di spiritualità autentica non tenga in gran conto le analisi dei sociologi, né temi di passare per politicamente scorretta, dal momento che ha recentemente mietuto, si fa per dire, vittime eccellenti, e difficilmente accusabili di ingenuità, ignoranza e tantomeno disonestà intellettuale.
Risultando anzi la loro conversione, pur provenendo da mondi culturali e vicende personali diverse, frutto di un autentico cammino di maturazione umana e di ricerca esistenziale, degni del massimo rispetto, laico e religioso, nelle accezioni nobili di entrambi i concetti, nonché, in alcuni casi, frutto di autentico spirito anticonformista e coraggio di andare controcorrente, esattamente all’opposto delle suddette mode spiritualeggianti.

Ci riferiamo alle conversioni al cattolicesimo dell’intellettuale e giornalista Magdi Allam, che peraltro già pagava il prezzo dell’isolamento per le posizioni eccessivamente (sic) moderate all’interno del mondo islamico, ma che ancor peggio ha dovuto subire il sussiego e lo sprezzo dei colleghi laicisti, impegnati per l’occasione nel comune intento mediaticamente lapidatorio.
Ma anche di Tony Blair, giunto a tale sofferta decisione dopo un lungo periodo conteso dalla ragion di stato (non dimentichiamo, a proposito di discriminazione religiosa, che in Inghilterra, come in molti paesi nordici ed in Grecia, non può per legge diventare premier un cattolico); fino alla stessa Claudia Koll, la cui conversione ha coinciso con un radicale cambiamento di vita, arricchita da intense esperienze di natura mistica e suffragate da concrete iniziative di carità ed associazionismo sociale, che l’hanno trasformata in una autentica testimone dello straordinario valore umano; per concludere con i significativi riavvicinamenti alla fede vissuta da parte di cantautori “storici” quali Lucio Dalla e Antonello Venditti.
Ma come non ricordare le celebri conversioni alla fede cattolica, pur meno recenti, di André Frossard, coincise pure con una esperienza straordinaria di guarigione soprannaturale, o quella di natura più intellettuale e sofferta di Paul Claudel.

In fondo il cristianesimo nasce e si sviluppa proprio grazie alla forza dell’annuncio e al contagio della testimonianza e, se non mancano le esperienze intense di conversione a partire dalla sconvolgente “caduta” di Paolo di Tarso, esse non sono che la cifra straordinaria che suggella in certo modo l’ordinarietà delle conversioni quotidiane, intese sia come quelle dei veri neofiti sia come le sfide che ogni cristiano deve affrontare ogni giorno essendo invitato a “convertirsi” continuamente nell’intimo della propria coscienza.
*GRIS diocesano di Verona
