“La comunità è profondamente sconcertata per quanto accaduto in un asilo nido della nostra città”. Così Giusy Campisi, segretaria provinciale UIL FPL Verona, commenta i recenti episodi di maltrattamenti ai danni di minori che hanno scosso l’opinione pubblica e sollevato interrogativi urgenti sullo stato dei servizi educativi per l’infanzia.
“Le notizie hanno suscitato rabbia e preoccupazione – prosegue Campisi – ma impongono soprattutto una riflessione seria sulle condizioni in cui operano educatrici e operatori. Il fatto che non sembri trattarsi di un comportamento isolato, ma di una dinamica di gruppo, deve farci interrogare profondamente su come sia stato possibile arrivare a questo punto”.
Secondo la UIL FPL, il problema non può essere affrontato solo con strumenti di deterrenza come le telecamere. “I sistemi di videosorveglianza possono essere utili – sottolinea Campisi – ma non risolvono le cause profonde. Pensare che bastino significa intervenire solo sugli effetti. La prevenzione vera si costruisce investendo sulle persone, sulla formazione e sull’organizzazione del lavoro”.
Servizi sotto pressione e carichi emotivi elevati
Molti nidi e servizi per l’infanzia, osserva il sindacato, operano con organici ridotti, carichi di lavoro elevati e supporti professionali insufficienti, condizioni che espongono sia gli operatori sia i bambini a rischi concreti. “Quando mancano riferimenti, regole e controlli efficaci – aggiunge Campisi – comportamenti sbagliati possono diventare normalità. È un campanello d’allarme che va ascoltato”.
Formazione continua e sostegno psicologico
Per il responsabile del Terzo Settore UIL FPL Verona, Gabriele Campagnola, è necessario un investimento strutturale nella formazione continua del personale educativo. “Servono percorsi obbligatori su gestione dello stress, dinamiche relazionali, gestione dei conflitti e presa in carico delle fragilità. Il lavoro educativo è complesso e ad alta intensità emotiva: richiede competenze aggiornate e sostegno costante”.
Campagnola sottolinea anche l’importanza di garantire supporto psicologico e supervisione professionale periodicaagli operatori, con figure qualificate che offrano spazi di confronto e rielaborazione del carico emotivo: “La qualità della cura passa anche dal benessere di chi la eroga”.
Personale insufficiente e necessità di controlli reali
Un nodo centrale resta la carenza di personale. La UIL FPL ribadisce che il rispetto dei rapporti numerici tra operatori e bambini è una condizione di sicurezza, non un semplice adempimento formale. “Quando il personale è insufficiente – spiegano Campisi e Campagnola – aumenta la pressione sugli operatori e si riduce la qualità dell’assistenza. La tutela dei minori non può essere subordinata a logiche di risparmio”.
Il sindacato chiede inoltre di monitorare costantemente il clima lavorativo e l’organizzazione dei servizi, introducendo strumenti in grado di rilevare stress, disagio e rischio burnout, per rendere la prevenzione parte integrante della gestione quotidiana.
“Mettere in sicurezza i servizi educativi significa mettere nelle giuste condizioni chi ci lavora ogni giorno – conclude Campisi –. La protezione dei bambini si realizza rafforzando il sistema, non scaricando la responsabilità solo sui singoli. Servono investimenti veri, controlli concreti e una visione organizzativa che metta al centro la qualità della cura e la dignità di chi la garantisce”.
