(di Francesca Romana Riello) La civiltà inizia da terra; da quello che trovi sotto le scarpe appena esci di casa.

Ogni mattina porto fuori il cane, è un gesto semplice, quasi automatico.Il quartiere si sveglia piano, qualche finestra che si apre, il bar all’angolo che sistema i tavolini.

Una questione di appartenenza

Dovrebbe essere un momento tranquillo e invece, da un po’ di tempo, è diventato uno slalom.

Tra escrementi, carte, cartine, plastiche abbandonate sui marciapiedi, mozziconi infilati nelle grate o schiacciati contro i muri.

A volte bastano pochi metri per accorgersi che qualcosa non torna.

Non una svista occasionale, una costante che si ripete giorno dopo giorno.

E allora la domanda arriva, anche se non è piacevole: quando abbiamo smesso di considerare questo pezzo di città come qualcosa che ci riguarda davvero?

La civiltà inizia da terra

Un gesto che pesa più di quanto sembri

Non è un problema complicato. È una questione di civiltà e rispetto delle regole, quelle scritte e quelle non scritte.

Non richiede tavoli tecnici. Richiede attenzione e responsabilità.

Parliamo di gesti minimi, cinque secondi, forse meno. Eppure quei gesti continuano a mancare.

Siamo molto bravi a denunciare il degrado, a dire che le strade sono sporche che manca controllo, che nessuno fa nulla.

Poi però, quando tocca a noi, qualcosa si inceppa, si guarda altrove, si tira dritto.

Come se quel piccolo atto non avesse conseguenze.Come se lo spazio pubblico fosse un fondale, non un luogo reale.

Ma quel marciapiede è lo stesso che percorriamo ogni giorno.

Quell’aiuola è la stessa dove giocano i bambini.Quel portone sporco è l’ingresso di casa di qualcuno.

Non è una questione che riguarda una categoria, è un modo di stare al mondo.

Sono carte lasciate cadere distrattamente, sacchetti vuoti, mozziconi lanciati senza pensarci.

Piccoli gesti ripetuti che raccontano la stessa cosa. Che tanto non importa. Che tanto qualcuno passerà dopo.

Ed è in quel “tanto” che qualcosa si incrina, quasi senza rumore.

La civiltà inizia da terra

La civiltà inizia da terra, non nei discorsi indignati, non nelle discussioni infinite su ciò che non funziona. Inizia da un gesto minuscolo, ripetuto ogni giorno.

Se trattassimo la città come trattiamo il pavimento di casa, non lasceremmo nulla dietro di noi, non ci verrebbe nemmeno in mente.

Fuori, invece, cambia la percezione. Come se ciò che è di tutti fosse, in fondo, di nessuno. Il degrado non arriva con un annunci, non fa rumore, si accumula.

Un gesto mancato oggi, uno domani finché ci si abitua; e quando ci si abitua, il passo successivo è accettarlo.

L’educazione civica non è una teoria è coerenza.È fare ciò che chiediamo agli altri di fare.

Non possiamo pretendere una città pulita se per primi non compiamo il minimo indispensabile.

Non è una battaglia contro qualcuno.È una responsabilità che riguarda tutti.

Non è complicato, è semplice,  e forse è proprio questo il punto.

La civiltà inizia da terra

Una questione di appartenenza

C’è anche un aspetto che raramente si dice:i comportamenti si contagiano.

Se vedo sporco, mi abituerò allo sporco. Se nessuno raccoglie, la soglia si abbassa.

E così un quartiere cambia volto senza clamore. Non per un grande evento, ma per una somma di piccole omissioni.

Vale però anche il contrario:la cura richiama cura, il rispetto genera rispetto.

Non servono proclami, servono esempi. La città non è un concetto astratto; è il luogo dove viviamo, lavoriamo, cresciamo,  è lo spazio che attraversiamo ogni giorno, con o senza cane al guinzaglio.

Domani mattina tornerò a camminare per queste strade. Continuerò a fare la mia parte non per sentirmi migliore di altri.

Ma perché la qualità di una comunità non si misura solo nelle grandi opere o nelle decisioni prese nei palazzi ,si misura nei gesti che compiamo quando nessuno ci osserva.

E alla fine, nel bene o nel male, la città prende la forma di ciò che scegliamo di lasciare a terra.

Una questione di appartenenza