Un viaggio indietro di settemila anni
(di Francesca Romana Riello) Quinzano, il primo insediamento di Verona: storie di uomini, ossa e ceramiche. Non è solo il titolo di un ciclo di conferenze, ma una chiave di lettura diversa per raccontare le origini della città.
Dal 24 febbraio al 26 maggio, alle 20, la sala “Garonzi” del Centro Polifunzionale di via Quinzano 24 D ospiterà quattro incontri dedicati alle ricerche archeologiche sull’area quinzanese, uno dei contesti più rilevanti per capire quando e come questo territorio ha iniziato a essere abitato in modo stabile.
L’iniziativa è promossa dalla Circoscrizione 2ª insieme all’Assessorato alla Cultura, ai Musei Civici di Verona e alla Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per le province di Verona, Rovigo e Vicenza.
La presentazione è avvenuta alla presenza del consigliere comunale Pietro Trincanato, su delega dell’assessora Marta Ugolini, del soprintendente Andrea Rosignoli e di Leonardo Latella e Massimo Saracino del Museo di Storia Naturale.
«È un calendario di appuntamenti che nasce da un lavoro condiviso, ha detto Trincanato e che offre uno sguardo diverso sulla nostra storia. Siamo abituati a identificare Verona con i suoi monumenti. Ma prima dei monumenti c’è stato altro».
Quel “prima” oggi torna al centro grazie agli studi condotti nell’area delle ex cave di Quinzano, dove già in passato erano emersi reperti importanti.

Quinzano, il primo insediamento di Verona
Negli ultimi anni, però, le ricerche hanno ripreso vigore.
«Quinzano è una delle zone più interessanti dal punto di vista archeologico, ha spiegato il soprintendente Andrea Rosignoli . Le cave hanno restituito materiali significativi già decenni fa. Dal 2023, con nuove indagini della Soprintendenza, sono emersi ulteriori resti che stiamo ancora studiando».
I risultati preliminari verranno presentati proprio nel corso delle quattro serate.
L’ipotesi è che si tratti delle tracce del primo insediamento stabile del territorio veronese, risalente a circa settemila anni fa. Un dato che, se confermato, sposterebbe indietro ,e non di poco, il racconto delle origini cittadine.
Non solo frammenti di ceramica, ma ossa, strutture, segni concreti di una comunità organizzata.
«È importante condividere con la cittadinanza questi passaggi, ha aggiunto Rosignoli, perché le ricerche non restino patrimonio di pochi».
Leonardo Latella e Massimo Saracino accompagneranno il pubblico nell’analisi dei reperti e delle metodologie utilizzate per interpretarli.

Le origini sotto il quartiere
Il ciclo rappresenta un’occasione di divulgazione, ma anche un modo per riportare l’attenzione su un quartiere spesso considerato solo periferia.
Sotto le strade e le case di oggi, infatti, si conservano tracce di una presenza umana molto antica.
Si parlerà di Neolitico, di pratiche funerarie, di cultura materiale. Ma anche di come le tecniche di analisi attuali permettano di rileggere materiali già noti con strumenti più avanzati.
Non si tratta soltanto di scavi. È un lavoro lungo, fatto di confronti tra studiosi, verifiche continue, ipotesi che si aggiustano strada facendo.
La scelta di ospitare gli incontri proprio a Quinzano ha un valore concreto: riportare la ricerca nel luogo da cui nasce.
Il ciclo si chiuderà il 26 maggio. Quattro appuntamenti per fare il punto su ciò che si sa e su quello che ancora resta da chiarire.
Prima della Verona che conosciamo, prima dell’Arena e delle mura, qualcuno qui aveva già scelto di fermarsi. E le tracce, poco alla volta, stanno riemergendo.

