I numeri ufficiali delle cure domiciliari in Veneto raccontano una realtà che non può più essere ignorata. Nel 2024, secondo i dati contenuti nella Relazione socio-sanitaria regionale, sono stati registrati 2.162.206 accessi domiciliari a fronte di 158.848 pazienti assistiti. Nel 2023 gli accessi erano 2.156.662 per 145.487 pazienti.
Dividendo il numero degli accessi per le persone prese in carico emerge un dato particolarmente preoccupante: nel 2023 la media era di 14,8 accessi annui per paziente, mentre nel 2024 si scende a 13,6. In entrambi i casi si tratta di poco più di un accesso al mese per persona, un livello già insufficiente per garantire un’assistenza domiciliare adeguata.
A denunciare la situazione è Anna Maria Bigon, consigliera regionale del Partito Democratico.
«È evidente che l’erogazione delle prestazioni avvenga in base alla gravità e alla necessità clinica – sottolinea Bigon – ma i numeri sono chiari: il sistema delle cure domiciliari oggi non riesce a garantire un’intensità assistenziale adeguata a una popolazione sempre più anziana e fragile».

Un quadro reso ancora più critico dall’aumento costante delle richieste. «A questo si aggiunge un altro elemento – prosegue –: le domande di assistenza domiciliare sono in crescita e in molte realtà del territorio sono presenti liste d’attesa, con persone non autosufficienti che restano senza risposte tempestive».
Nel territorio regionale – e anche nell’area di Verona – il 23% della popolazione ha più di 65 anni. Un dato che, secondo la consigliera, dimostra come l’invecchiamento della popololazione non sia più una previsione futura, ma una condizione strutturale del presente. Sempre più anziani, infatti, vivono da soli, senza una rete familiare in grado di garantire un’assistenza quotidiana.
«Questo rende le cure domiciliari un presidio sanitario e sociale essenziale, non sostituibile», evidenzia Bigon.
Il bisogno di assistenza a domicilio, spiega ancora la consigliera, è cresciuto in modo esponenziale, ma le risposte del sistema non avanzano allo stesso ritmo. La riduzione degli accessi medi per paziente rischia di produrre conseguenze dirette e gravi: minore continuità assistenziale, aumento delle complicanze evitabili, maggiore carico su famiglie e caregiver e incremento dei ricoveri ospedalieri impropri.
«Le cure domiciliari non sono un servizio accessorio – insiste –. Sono sanità di prossimità, sono dignità per le persone fragili, sono uno strumento fondamentale per ridurre la pressione sugli ospedali e garantire la sostenibilità del sistema sanitario regionale».
Per questo la consigliera chiede un intervento urgente e strutturale da parte della Giunta regionale del Veneto:
– aumento delle risorse economiche dedicate alle cure domiciliari;
– rafforzamento del personale sanitario e sociosanitario;
– riduzione delle liste d’attesa;
– una programmazione che tenga conto dell’invecchiamento, della cronicità e della solitudine abitativa.
«I dati parlano chiaro: meno accessi per paziente a fronte di bisogni crescenti. Siamo di fronte a una vera emergenza sanitaria e sociale che richiede scelte politiche immediate e coraggiose», conclude Bigon.
