A cavallo fra due recite dell’Olimpiade di Vivaldi, I Virtuosi Italiani hanno trovato modo di inserirsi al Ristori con un nuovo concerto sinfonico della loro XXVII stagione servendosi di un affermato duo costituito dal pianista Federico Colli e dal trombettista Gabriele Cassone. Due solisti già più volte impegnati con l’orchestra veronese e in questa occasione per l’appuntamento musicale “Emozioni cangianti”, imperniato in prevalenza su pagine di Shostakovich

 A loro due è toccato misurarsi infatti con il Concerto n° 1 op. 35 in do minore per pianoforte e tromba del compositore russo. Un’opera che unisce, nell’eclettismo del linguaggio, spunti sarcastici e ironici – specie nei movimenti veloci e nel finale – ad una accentuata vena lirica, che si esprime molto esplicitamente nei due tempi lenti centrali, un Lento e un Moderato di sognante tenerezza. La tromba obbligata, che ha un ruolo subordinato, si limita per lo più a commentare, con interventi spesso al limite dello sberleffo, le frasi del pianoforte. 

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Era dal 2021 che a Verona non si ascoltava il brano, da quando la grande Martha Argerich lo propose al Settembre dell’Accademia con la tromba di Sergei Nakariakov riscuotendo un successo personalissimo. L’esecuzione del duo Colli – Cassone è stata di altrettanto rilievo nel ricalcare il caratteristico spirito del brano senza perdere l’aggressività e la corrosività del suo linguaggio, associate ad una timbrica tagliente e ad una grande estrosità ritmica. 

Merito loro di aver poi trasformato il concerto in un divertissement piacevole e scanzonato, con quel senso di gioia del vivere a cui faceva riferimento lo stesso Sostakovic. Una versione coerente essendo il pezzo infatti estroso e compiacente nel citare musiche altrui, a cominciare dal tema iniziale della Sonata “Appassionata” di Beethoven (concesso poi come bis), proposto dal pianoforte nell’attacco dell’Allegro moderato del primo movimento. Federico Colli ha elaborato e trasformato il tema, offrendone una lettura nuova e punteggiata da un lucido virtuosismo strumentale che il pubblico al termine ha lungamente applaudito con ripetuti applausi. 

Molto interessante ci era sembrata anche l’esecuzione del terzo tempo Moderato, collegato all’Allegro con brio del quarto movimento, iniziata con un “a solo” del pianoforte basato su una scrittura ad imitazioni, di chiara derivazione classicheggiante. Mentre il secondo tema, anticipato dallo strumento, era stato ripreso dalla tromba a mo’ di fanfara che poi nella sezione centrale ha intonato una frase grottesca e divertente. Bravo Cassone anche nello scintillante “presto” finale dove gli squilli della sua tromba imprimono un tono un po’ enfatico e caricaturale all’ultimo movimento, che riprende il tema tratto dall’opera incompiuta Der arme Columbus (Il povero Colombo), scritta da Sostakovic nel 1929 per inserirla in un lavoro teatrale del drammaturgo Erwin Dressel. 

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I Virtuosi Italiani – in apertura avevano affrontato la commovente ’Elegia per archi di Caijkowskj – hanno completato la serata con la Sinfonia da camera op. 110/a, trascritta per orchestra dal Quartetto n ° 8. Un’opera piena di citazioni di altri pezzi di Šostakovič, dove nel primo movimento ci sono riferimenti alle sue Sinfonie n. 1 e 5 e nel secondo, ad un tema ebraico usato per la prima volta nel suo Trio per pianoforte n. 2

Alberto Martini e suoi Virtuosi nell’eseguire hanno puntato su tempi scorrevoli, tendenti a serrare l’arco della partitura in un flusso di costante tensione, ma allo stesso tempo, sono riusciti a scavare in profondità (forse mai con tanta energia) nelle sue pieghe con un fraseggio minutamente tornito in ogni più piccola inflessione. Il Largo iniziale, che è una delle pagine più laceranti del musicista russo, ha offerto molti esempi dell’intensità espressiva e della finezza di un’esecuzione che pur rifuggendo da ogni eccesso retorico ha toccato vertici di autentico parossismo. Grande successo con ovazioni finali all’orchestra, schierata poi tutta in fila per salutare il pubblico.