Khamenei sarebbe stato ucciso nel bombardamento del suo compound

(a.z.) Ieri notte Stati Uniti e Israele hanno lanciato un massiccio attacco militare contro l’Iran: l’Operazione Epic Fury, con bombardamenti. La risposta di Teheran non si è fatta attendere: missili e droni sono stati lanciati verso basi americane nel Golfo e verso obiettivi israeliani segnando una pericolosa escalation di quella che rischia di diventare una guerra su vasta scala nel Medio Oriente
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Sono stati colpiti anche obiettivi civili come un hotel di lusso a Dubai ed una scuola femminile in Iran. La tensione nella regione è ormai altissima: i costi umani e materiali di questo conflitto sono già ingentissimi, e la situazione potrebbe ulteriormente peggiorare se la diplomazia non riuscirà a prevalere sullo scontro.

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Usa e Israele non vogliono che l’Iran abbia l’atomica

Gli Stati Uniti e Israele, che notoriamente dispongono armi atomiche, giustificano l’azione come preventiva per impedire all’Iran di dotarsi di armi nucleari. Ma molti analisti sottolineano che le motivazioni strategiche sono più ampie: colpendo Teheran, Washinton mira anche a indebolire l’influenza cinese nella regione e puntare a un possibile cambio di regime.
L’obiettivo dichiarato di riportare l’Iran nell’orbita occidentale si scontra però con la realtà storica di un paese con radici culturali e politiche profonde, difficile da piegare con la forza.

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Il leader supremo iraniano, l’Ayatollah Ali Khamenei, sarebbe stato ucciso durante gli attacchi che hanno portato alla distruzione del suo complesso a Teheran. Il governo iraniano smentisce.
Gli iraniani, eredi degli antichi persiani, che nulla hanno a che fare con gli arabi, hanno nel corso dei secoli sempre ribadito la loro alterità rispetto all’Occidente. Attaccare Teheran rischia di generare l’effetto opposto a quello perseguito da Usa e Israele: invece di favorire la dissidenza interna, potrebbe rafforzare il senso di unità nazionale contro un nemico esterno. Per quanto controversi possano essere gli ayatollah, essi sono percepiti come parte integrante della nazione iraniana, mentre Stati Uniti, Israele e l’Occidente in generale rappresentano forze esterne.

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Il rischio di un’escalation incontrollata resta concreto. La storia lo insegna. Una guerra totale in Medio Oriente, con molteplici potenze coinvolte, avrebbe conseguenze devastanti ben oltre i confini regionali.